Cagliari, mediterranean mood

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L'arrivo a Cagliari attraverso il bel rione Stampace, è di grande effetto. Le vie principali, ben pavimentate sarebbero accessibili alle carrozze, ma sono troppo ripide… Cagliari, con i suoi bei palazzi… deve essere collocata al primo posto fra le città italiane di secondo piano. - A. C. Valéry

Il rione Stampace a Cagliari
Il rione Stampace a Cagliari (Wikimedia Commons, Giova81)

Molti sono stati i viaggiatori stranieri e italiani che hanno dedicato a Cagliari pagine molto belle, al carattere certamente singolare ed unico delle sue strade, che vanno «percorse a piedi per goderne completamente il fascino», fra dimore nobiliari, chiese, musei ed anche alcune botteghe di artigiani ed antiquari. Molti i francesi: da Antoine Claude Valéry (Pasquin), a Honoré de Balzac, fino al parigino Edouard Delessert, che lasciò tracce significative del suo soggiorno nella Cagliari ottocentesca, attraverso una serie di interessanti foto d'epoca. Valéry, erudito bibliotecario, autore di una poderosa opera letteraria sull'Italia, divenuto ancor giovane funzionario statale, era riuscito a far parte del molto efficiente apparato burocratico di Napoleone, ma il suo entusiasmo per la causa napoleonica non durò a lungo se egli divenne ben presto fervido sostenitore della restaurazione monarchica. Così sotto il regno di Carlo X e di Luigi Filippo, fu insignito della carica di bibliotecario del re al Palazzo di Versailles ed al Trianon e cominciò a compiere interessanti viaggi, che sfociarono, nel 1835, in una pubblicazione: Voyages Historiques, Litteraires, et Artistiques en Italie.
Uomo di grande sapere e di vasta cultura, osservatore attento e dotto, egli si era posto, con i suoi scritti, il fine preciso di offrire alle future generazioni di viaggiatori, un'utile e accurata guida d'Italia.

Particolare della torre dell'Elefante
Particolare della torre dell'Elefante (Wikimedia Commons, Stefano Marras)

Scritta in uno stile lineare e molto positivo, traspira dalle sue parole un certo amore per l'Italia, che si condensa anche nella dedica, le cui parole sono riferite alla «carissima Italia, perch'ella sia meglio conosciuta e visitata e perch'ella sia amata, perché, per ben conoscerla, è necessario amarla». Quando giungerà a Cagliari, Valéry ne coglierà facilmente la particolare atmosfera: «...l'arrivo a Cagliari attraverso il bel rione Stampace è di grande effetto. Le vie principali, ben pavimentate sarebbero accessibili alle carrozze, ma sono troppo ripide… Cagliari, con i suoi bei palazzi… deve essere collocata al primo posto fra le città italiane di secondo piano…». E poi ricordandone il santo Patrono e i grandi festeggiamenti che tuttora si celebrano: «…L'indomani del mio arrivo a Cagliari si festeggiava il ritorno di sant'Efisio, il momento più vivace della Sagra in onore di questo patrono della città di origine greca, che fu generale di Diocleziano e martire. Sant'Efisio deve alla dominazione pisana in Sardegna l'onore di apparire sui primitivi e grandiosi affreschi del Camposanto di Pisa…!» E ancora riguardo al collegamento con la storia pisana, ricorda: «…La maestosa Torre dell'Elefante a Cagliari, più alta di quella di Pisa e della stessa Torre pendente, risale all'anno 1307. L'ottimo stato in cui è conservata sorprende non meno dell'accuratezza dell'esecuzione…»

La Basilica di San Saturnino
La Basilica di San Saturnino (Wikimedia Commons, Giuseppe Congiu)

Ma di Cagliari narrò ampiamente anche David Herbert Lawrence, e Alberto Lamarmora ne seppe cogliere le particolari valenze, arrivando nel 1819 al porto, con la caratteristica visione delle palme attorno alla basilica di S. Saturnino. E infatti, a chi giunga a Cagliari con la nave è certamente riservato qualche aspetto più particolare, per quell'avvicinamento lento che il mezzo concede e che fa cogliere gradualmente, nella sua equilibrata ascesa, la stesura urbana dei quartieri storici, dalla Marina, a Stampace fin su a Villanova e a Castello, il quartiere culminante appunto con la Rocca. Carlo Levi aveva definito Cagliari «Città bellissima, aspra, pietrosa, con mutevoli colori tra le rocce, la pianura africana, le lagune...». Essa ha una sua storia che le stesse pietre sono in grado di raccontare.
Nel disegno di Sigismondo Arquer, lo scrittore cagliaritano che collaborò alla redazione della Cosmographia Universalis del tedesco Sebastian Munster, la città appariva interamente racchiusa dalle mura rinascimentali, che includevano appunto i quartieri di Marina, Stampace e Villanova, ma ora è visibile soltanto la parte di cinta muraria che circonda Castello. Ed ecco come l'americano J.E. Crawford Flitch, nel suo Mediterranean moods, del 1911, mette bene in evidenza una caratteristica saliente, che si coglie tuttora percorrendo la città: quella di trovarsi, come d'incanto, al termine di una strada che sembrava «senza orizzonti», d'improvviso, nello spazio aperto di una piazza o di una grande terrazza. Un esempio affascinante ne è dato dalla passeggiata del Bastione Saint-Remy, l'edificio monumentale d'inizio secolo, che ingloba gran parte dei precedenti bastioni pisani e spagnoli.

Il Bastione Saint-Remy
Il Bastione Saint-Remy (Wikimedia Commons, Giova81)

È comunque una città che va percorsa a piedi, e nella quale gli abitanti stessi hanno anche un modo del tutto particolare di passeggiare, così come era sembrato alla Deledda. Ella trovava infatti che i Cagliaritani passeggiavano, specie al Corso ed al Bastione di Saint Remy, quasi «in circolo o per lo meno allineati a due a due o a tre a tre, uomini e donne, sempre con lo stesso passo…, obbligando il forestiero a dare il passo o addirittura a fermarsi se uno di quei gruppi si ferma!» Atmosfere che negli anni '50 dello stesso secolo avrebbe così bene descritto nel suo Viaggio in Italia, Guido Piovene. Egli riuscì fra l'altro a sottolineare la particolare valenza di Cagliari nella capacità di fusione tra "città vecchia", e "nuova": una città che va percorsa, come si diceva, "a piedi", dal castello, alle torri, alla stupenda cattedrale, fino al moderno porto ed ai nuovi quartieri, che all'epoca di Piovene erano nel fervore della ricostruzione del dopoguerra e che oggi si distendono fin giù verso la Marina.

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