Amatrice vive

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Amatrice vive Foto di Leggi il Firenzepost da Wikimedia Commons - CC BY 3.0

Amatrice, città dell'Amatrice come recita il gonfalone, era, e nuovamente sarà, un tranquillo borgo, appartato nel cuore di una zona tanto incantevole quanto remota, un lembo di Lazio incuneato tra Umbria, Marche e Abruzzo. Un luogo periferico, quantomeno geograficamente. Perché invece questa cittadina dal compatto impianto urbanistico, è patrimonio essenziale ed elemento centrale e insostituibile di identità collettiva, come del resto lo sono le altre cittadine colpite dagli ultimi nefasti terremoti, per chiunque abbia a cuore la civiltà del bello che queste zone hanno saputo e sanno esprimere.
I terremoti sono qui, purtroppo, storia antica. Devastante in particolare quello del 1639, che distrusse gran parte degli edifici. Gravi conseguenze hanno avuto ai giorni nostri, quelli del 1979 e quello del 2009. Eppure, la frequenza degli eventi sismici non ha finora impedito ad Amatrice di essere centro artistico di primo piano, con le sue chiese e con un tessuto urbano di pregio. Inutile poi ricordare la bellezza naturale dei luoghi, i paesaggi, i Monti della Laga, il Lago Scandarello, e le prelibatezze gastronomiche, la pasta all'amatriciana conosciuta universalmente, gli gnocchi ricci, i prodotti alimentari eccezionali come il guanciale, il prosciutto, il pecorino e la marotta, la tipica mortadella locale. D'altronde qui il turismo è attività economica importante, gli amatriciani sono gente accogliente. E come sarebbe possibile dimenticare una simile ricchezza?

Pizzo di SevoMonti della Laga, il Pizzo di SevoFoto di Mario 1952 da Wikimedia Commons - CC BY-SA 3.0
Lago di Scandarello

Il 2016 rimarrà per sempre un anno capitale nella storia della cittadina, come dell'Italia tutta, ma l'identità culturale di questi luoghi è un nostro valore comune e condiviso, troppo rilevante per essere disperso pur dopo una simile catastrofe. Gli abitanti di qui non hanno mai permesso che ciò accadesse e non lo permetteranno nemmeno stavolta.
Viaggiatori.com è vicino allo spirito di cui si fa portavoce il sito www.amatricevive.it, per contribuire a mantenere attuale l'urgenza della ricostruzione, per far sì che questa terribile lacerazione sia ricucita al più presto, per gli amatriciani ma anche per tutti quelli che amatriciani non sono. In memoria e a onore di quelle donne e quegli uomini che non hanno potuto scampare.
Vogliamo allora ricordare con parole e con immagini le bellezze di Amatrice, che per noi ancora sono vive.

La Torre Civica di AmatriceLa Torre CivicaFoto Antonio Iacullo da Panoramio

Terra appartata, si diceva. Ma un tempo la storia, l'economia e la cultura si facevano anche da queste parti, e il suo illustre passato ce ne fornisce abbondanti testimonianze. Per esempio, le cronache raccontano come un tempo ad Amatrice si battesse addirittura moneta. Accadeva nel 1486, una ricompensa data da Ferdinando I per aver sostenuto la causa aragonese contro gli angioini per il possesso del Regno di Napoli e durante la recente Congiura dei Baroni, appoggiata dal papa Innocenzo VIII. La moneta, che era battuta in rame, si chiamava "Cavallo", ed era emessa dai sovrani aragonesi per essere utilizzata nei loro territori. Un nome curioso, una metonimia riferita al cavallo che vi era rappresentato su uno dei lati. Amatrice era appunto la sede di una delle zecche del Regno, insieme all'Aquila, a Napoli, Sulmona e Brindisi. Sul lato dritto la moneta, che oggi è una preziosa rarità ricercata dai collezionisti, effigiava il profilo destro del sovrano, mentre sul rovescio vi era il cavallo, con ai bordi il riconoscimento regio: FIDELIS AMATRIX.
Qualche decennio dopo, tuttavia, si schierò col re di Francia Francesco I e fu per questo nel 1529 messa a ferro e fuoco e distrutta dal condottiero Filiberto di Chalons, fedele a Carlo V. Fu in seguito a questi eventi che la cittadina, ricostruita sotto la supervisione di Nicola Filotesio detto Cola dell'Amatrice, divenne per un paio di secoli feudo di alcune delle più importanti dinastie italiane prima di ritornare sotto i Borboni.

Cola dell'Amatrice è dunque la gloria artistica locale, perfetto esempio di personalità rinascimentale, genio a tutto tondo, pittore e architetto di grande creatività che lasciò il segno in questa zona dell'Italia centrale tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, e in particolare ad Ascoli, dove firmò la facciata del Duomo in piazza Arringo. Ad Amatrice rimane una sola opera di Cola, la Madonna con Bambino e S. Giovannino, un olio su tavola del 1527 pezzo forte del Museo Civico che porta il suo nome, ospitato nella ex chiesa di S. Emidio insieme a diverse altre opere provenienti dalle chiese del territorio.
All'incrocio tra Corso Umberto I e via Roma, nell'esatto centro cittadino, sorge la Torre Civica, del XIII secolo, vero e proprio simbolo di Amatrice. Si presenta divisa in due piani con coronamento ad archetti su mensole al di sopra del quale si eleva la cella campanaria. Dall'altro lato del corso si trova il Palazzo Municipale con il bel porticato. Dietro, in Piazza Cacciatori del Tevere sorge la chiesa di S. Giovanni, risalente al XVI secolo.

Museo Civico di AmatriceIl Museo Civico di AmatriceFoto www.comune.amatrice.rieti.it
San Francesco ad AmatriceSan FrancescoFoto cavaliererrante da Panoramio
San Francesco ad AmatriceLa lunetta del portale di San FrancescoFoto www.cittadellamatrice.it
L'interno di San Francesco ad AmatriceSan Francesco, internoFoto www.amatriceturismo.it

Proseguendo su Corso Umberto I verso ovest, si prosegue a sinistra in via Madonna della Porta, al termine della quale troviamo la piccola piazza su cui sorge la trecentesca Basilica di S. Francesco. La facciata è a coronamento orizzontale, con un magnifico portale marmoreo di colonnine a fascio in contrasto di colore con lo sfondo ocra delle murature. Nella lunetta un bel gruppo scultoreo di terracotta policroma raffigurante la Madonna col Bambino tra due angeli. Al di sopra un grande oculo. Arcate cieche su lesene corrono lungo i fianchi e l'abside poligonale. L'interno è a navata unica, con abside a costoloni e tetto a capriate. L'abside e i fianchi sono decorati da affreschi quattrocenteschi di scuola marchigiana.
Di aspetto simile si presenta la chiesa di S. Agostino, in pietra arenaria, che si trova alla fine del Corso Umberto I verso est, al limite del centro storico. Il portale, datato 1428, ha una ghiera esterna decorata con piccole figure di monaci ed è fiancheggiato da leoni stilofori. Al di sopra, il rosone è di epoca moderna. Il fianco destro mostra alte arcate cieche con coronamento ad archetti triangolari pensili. Vi si appoggiano il campanile e la porta Carbonara che faceva parte della cinta trecentesca. Il lato sinistro, privo delle arcate, è decorato con il solo coronamento di archetti. L'interno è stato rifatto nel XVIII secolo.

Chiostro di San Francesco ad AmatriceIl Chiostro di San FrancescoFoto Silvio sorcini da Wikimedia Commons - CC BY-SA 4.0
S. Agostino ad AmatriceLa chiesa di S. AgostinoFoto di Pietro Valocchi da Wikimedia Commons - CC BY-SA 2.0
Il portale di S. Agostino ad AmatriceIl portale di di S. AgostinoFoto di Frandipa88 da Wikimedia Commons

www.comune.amatrice.rieti.it - www.amatricevive.it - www.amatriceturismo.it

Redazione

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