Il viaggiator cortese sui mezzi pubblici

Il viaggiator cortese sui mezzi pubblici

Un Blog di Massimo Ferrari

Questa estate ho deciso con mia moglie di andare fino a Santiago di Compostela e a La Coruña, estremo lembo atlantico d'Europa. Non un pellegrinaggio a piedi, tornato in auge anche tra laici impenitenti negli ultimi anni, ma comunque una scelta poco usuale: il treno. Anzi 12 treni tra andata e ritorno per oltre cinque mila chilometri di percorso. E si è rivelata un'ottima scelta.

Nelle scorse settimane ho percorso 2.600 chilometri attraverso l'Italia Centrale. In auto, volendo toccare alcuni centri minori, lungo itinerari molto suggestivi. Senza infilare un solo tratto di autostrada, lontano dalle code e dal traffico, anche nei giorni da "bollino nero". Un'esperienza gradevole che, tuttavia, temo sarà difficilmente ripetibile nel giro di pochi anni. Infatti, in quasi tutte le regioni — e non parliamo del profondo sud dimenticato...

Dall’8 al 10 giugno scorso Milano ha ospitato il 61° Congresso Mondiale di UITP, l’Union Internationale des Transports Publics, con la partecipazione di oltre 2.200 delegati provenienti da 83 diverse nazioni, oltre a 284 espositori e più di 15 mila visitatori. UITP, che ha sede a Bruxelles, raggruppa la maggior parte delle grandi imprese di trasporto pubblico locale su ferro e su gomma.

La notizia è inquietante: dopo gli ultimi episodi di aggressione al personale viaggiante – gravissimo il ferimento a colpi di machete di un controllore a Milano Villapizzone, che ha scosso l’opinione pubblica - le Organizzazioni Sindacali e Trenitalia hanno individuato un (primo?) elenco di 15 treni ad alto rischio circolanti in diverse regioni italiane. Se non verrà garantita una scorta della Polizia Ferroviaria, questi convogli saranno soppressi...

Trent’anni fa il tram – dopo aver dominato la scena dei trasporti urbani nella prima metà del Novecento – si era pressoché estinto nelle città dell’Occidente che avevano puntato sulla motorizzazione individuale per soddisfare la domanda di mobilità. Con la sola eccezione delle nazioni di cultura germanica e di quelle dell’Est europeo, che avevano continuato ad investire per ammodernare questo sistema di trasporto...

E dunque, il nodo della “spending review” viene al pettine ed il governo comincia a scoprire le carte. Se si vuole mantenere la promessa di ridurre le tasse, tenuto conto dei vincoli di bilancio imposti dal debito pubblico cumulato, prima ancora che dall’Unione Europea, non resta che ridurre le spese. E su quale voce di bilancio occorre puntare la scure? Guarda caso, per l’ennesima volta nel mirino ci saranno il servizio ferroviario...

L’attuale congiuntura finanziaria mette in difficoltà le nazioni economicamente più fragili dell’area euro. Ossia i Paesi che hanno speso più di quanto, forse, potevano permettersi. Ma c’è modo e modo di impegnare i denari del contribuente. Prendiamo la Spagna. Dopo aver radicalmente ammodernato la rete viaria (oltre 13 mila chilometri di “autopistas” e “autovias”, il doppio della dotazione autostradale italiana)...

È un luogo comune pensare alla Sardegna come una regione arretrata in fatto di trasporto pubblico. E, bisogna riconoscerlo, i mezzi su rotaia nella seconda isola del Mediterraneo sono noti più per il folklore – i “trenini verdi” della Barbagia e della Gallura, riscoperti negli ultimi anni a scopo turistico – che per la loro reputazione di efficienza. Qualcosa, però, sta cambiando anche al di là del Tirreno.

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