L’imperiale dimora dei Figli del Cielo a Pechino

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Padiglione della Suprema Armonia Padiglione della Suprema Armonia Foto di Stefania Mezzetti

Per gli antichi astronomi cinesi la buona stella Zwei che brillava nel centro del paradiso era dove risiedevano gli imperatori; è per questo che si cominciarono a chiamare “Figli del Cielo” e il loro palazzo sulla terra corrispondeva a Zwei in paradiso. La dimora imperiale delle dinastie Ming e Quing fu costruita nel centro di Beijing e da allora la capitale del Nord fu considerata il centro dell’universo. Pechino è una città con oltre tremila anni di storia a partire dalla sua fondazione; è stata capitale della Cina per oltre 860 anni. La sua storia imperiale è testimoniata da una serie di palazzi nobiliari, giardini, templi e pagode di antichissime origini. La provocante modernità dell’attuale metropoli sorprende per la sua vivacità e articolazione. Una città che da l’impressione di essere infinita: si estende immensa dalla splendida Città Proibita e l’estesa Piazza Tian’anmen fino alle schiere interminabili di nuovi complessi di uffici e condomini fra cui scorrono strade a otto corsie. La storia di Beijing ha visto schiere d’invasori e dinastie imperiali che hanno assimilato le innumerevoli influenze dall’esterno; ciò l’ha resa fra le più cosmopolite città cinesi conferendole un’atmosfera internazionale che piace a tutti i visitatori, sia a chi è appena arrivato e vuole gradualmente adattarsi al paese e a chi torna da viaggi spartani all’interno e ritrova i comfort di una vita più occidentale.  

Porta della Pace CelesteLa Porta della Pace CelesteFoto: Stefania Mezzetti

La visita al Gugong, il magnifico palazzo imperiale comincia dalla piazza Tian’anmen, la più grande al mondo con i suoi quaranta ettari di cemento ricoperti da serpeggianti code d’innumerevoli pellegrini in visita al Mausoleo di Mao.  Il grande ritratto del presidente campeggia sull’antica porta della Pace Celeste posta a nord della piazza, il naturale accesso al grande monumento storico. Nonostante un lungo processo di decadenza e ripetuti saccheggi, il Palazzo Imperiale appare oggi con tutto il suo antico splendore e immensa eleganza dopo un’intensa opera di restauro; fin dal 1993 Patrimonio dell’Umanità ha il primato mondiale come più grande e meglio preservato monumento in legno. Durante i cinque secoli che servì da dimora a 24 imperatori delladinastia Ming e Quing era la cosiddetta Città Proibita ove il popolo cinese non poteva neppure avvicinarsi alle mura che circondano il palazzo. Il complesso architettonico con il suo labirinto d’innumerevoli palazzi e padiglioni rilucenti di sfavillanti tetti dorati, era il regno assoluto degli imperatori “Figli del Cielo”; qui celebravano incredibili cerimonie presenziate dai più alti dignitari del regno degne della loro inarrivabile superiorità ed esercitavano il potere supremo nei confronti dei milioni di sudditi.

Pechino: Tappeto di nuvole e draghiPechino: Tappeto di nuvole e draghiFoto: Stefania Mezzetti

La città rispecchiava un tenore di vita contrassegnato dal lusso e dagli eccessi in pieno contrasto con la miseria e povertà in cui versava la popolazione.  Gli edifici furono eretti nel XV secolo, nel periodo Ming in accordo con le ambizioni dell’imperatore Yongle che nel 1403 riportò la capitale a Beijing.  Disposta secondo la teoria del feng shui, secondo lo yin e yang, la ricerca dell’armonia suprema si rispecchia nella continua ripetizione di questi rapporti fra cielo e terra, aria e acqua e nei simboli del potere imperiale come il drago e la fenice, la gru e la tartaruga.  La grande porta Wumen è la più importante fra le cinque della città proibita e poteva essere attraversata solo dall’imperatore. Da qui i Figli del Cielo annunciavano il calendario del nuovo anno e passavano in rassegna l’esercito.  Un grande cortile pavimentato è attraversato dal Fiume dalle Acque Dorate con i suoi cinque ponti in marmo da dove s’innalzano delle torce scolpite, simbolo di mascolinità. In questo enorme spazio era ospitata l’intera corte costituita da otre centomila persone suddivise fra autorità militari e civili, che aspettava la salita al trono dell’imperatore ossequiandolo con nove inchini.

Padiglione dell'Armonia ProtettriceIl Padiglione dell'Armonia ProtettriceFoto: Stefania Mezzetti

Chi ha visto il film di Bertolucci “L’ultimo Imperatore” non faticherà a rivivere le emozioni e i fasti di questo mondo irreale. Maestosi nel loro splendore gli edifici cerimoniali rosso laccato dominano dall’alto di una terrazza; il più importante della città Proibita è il Palazzo della Suprema Armonia che risale al 1420 utilizzato per le cerimonie più importanti; un magnifico soffitto in cassettoni sovrasta il grande trono imperiale in palissandro dorato al centro di una sontuosa sala ossessivamente decorata da draghi d’oro.  Segue la Sala dell’Armonia Centrale con un’ulteriore stanza del trono dove l’imperatore riceveva gli ospiti e si intratteneva con la progenie imperiale, generata dalle moglie e le numerose concubine.  Il Palazzo dell’Armonia Protettrice era utilizzato per i banchetti e i ricevimenti, si svolgevano anche i concorsi per salire nelle graduatorie in quella che fu certamente la prima pubblica amministrazione burocratica. All’uscita del padiglione, fra due rampe di scale scorre uno spettacolare tappeto in marmo finemente lavorato in un unico pezzo; il monolite di 250 tonnellate raffigura rampanti dragoni fra le nuvole; è un’opera del periodo Ming che fu trasportata arditamente durante l’inverno facendolo scivolare sul ghiaccio dopo aver inondato le strade.  Impressionante è la sensazione di eleganza e fascino che questo luogo unico al mondo trasmette ancora oggi, mantenendo inalterato il suo potere di supremazia di cui l’imperatore si serviva.  Fra statue di bronzo di leoni ruggenti, giganteschi bruciatori d’incenso dorati, gru e tartarughe simbolo d’immortalità si trovano i tre palazzi che ospitavano le residenze imperiali: il Palazzo della Purezza Celeste, la sala dell’Unione e il Palazzo della Tranquillità Terrestre.

Pechino: camera da letto imperialeCamera da letto imperialeFoto: Stefania Mezzetti

Nell’atmosfera raccolta degli interni si possono ammirare arredi e mobilia appartenuta agli imperatori; orologi anglosassoni decorati, alberi di giada e legni finemente intagliati fanno uno strano mix di stili ed epoche. Verso i quartieri orientali del complesso si può visitare il Museo dell’Orologio che conserva insoliti congegni e macchine automatiche del seicento e settecento, oltre ad una rara collezione di orologi ancora funzionanti di origine cinese ed europea. Accedendo dalla Porta della Tranquillità Terrestre si entra nell’incantevole giardino, dove gli imperatori amavano passeggiare fra cascatelle, laghetti, rocce e romanticissimi padiglioni immersi nel verde fiorito. Qui la scienza botanica tradizionale cinese si coniuga con l’arte e persegue il principio taoista del “wu wei” dell’agire secondo natura. Questa filosofia propone una costante attenzione al mondo circostante accompagnandolo senza azioni dirette nella sua naturale evoluzione, ma allo stesso tempo con raffinata abilità guidandolo e indirizzandolo verso le forme classiche del giardino cinese. Circondato da fiori profumati in posizione centrale campeggia il Tempio della Tranquillità Imperiale, posto su una terrazza di marmo con due animali mitici che montano la guardia; in questo luogo appartato gli ultimi imperatori Ming si dedicavano ad arti segrete e alla divinazione, oggi è preso d’assalto da turbe di turisti che ogni giorno invadono quasi a violarla l’intera città che di proibito ormai non conserva più nulla.

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      Stefania Mezzetti

      Una vita in viaggio, un destino che mi vede sempre con le valige pronte. Ho vissuto parecchi anni della mia gioventù all’estero, grazie a mio padre che con il suo lavoro mi ha fatto girare il mondo. Laureata in lingue, ho cominciato la mia carriera lavorativa in aziende multinazionali per poi dedicarmi all’editoria e alla pubblicazione di libri e filmati.
      La mia esperienza di viaggiatrice si è consolidata negli anni con reportage e servizi da tutto il mondo, spesso a bordo di un treno che mi accompagnava alla scoperta di paesaggi e località incredibilmente affascinanti. La mia specializzazione nella stampa turistica è attestata dal GIST (gruppo italiano stampa turistica) e dai tanti articoli che scrivo in collaborazione con testate del settore.

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