Alla scoperta dell'Altopiano Ibleo, il territorio delle "cave" e dei carrubbi - Day2

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Una suggestiva veduta del duomo di Ragusa. Una suggestiva veduta del duomo di Ragusa. Foto di Roberto Greco

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Day2

La città di Ragusa, sorge su un altopiano che domina il sottostante corso dell’Irminio, fiume che nasce dal centro dell’altopiano Ibleo a cavallo delle provincie di Siracusa e Ragusa,e che con i suoi oltre 50 km di corso è il fiume più lungo della provincia. In basso la stazione ferroviaria di Ibla, di recente trasformata in ristorante, mantiene i binari e consente al treno proveniente da Siracusa di “salire” a Ragusa, con un’ardita e incredibile opera d’ingegno basata su un tracciato elicoidale, quasi del tutto in galleria, che permette al materiale ferroviario di abbarbicarsi sullo sperone roccioso di Ragusa, per giungere in piena città senza apparente difficoltà. La città è divisa storicamente in due grandi abitati, la moderna e popolosa Ragusa, posta ad ovest, e la più antica Ibla, barocca, sonnecchiosa, soave nella sua architettura abbarbicata alla roccia, e proprio quest’ultima è la meta del nostro viaggio, con le sue piazze, la cattedrale di San Giorgio, i conventi, il circolo di Lettura, gli affascinanti caseggiati costruiti nella roccia, gli splendidi affacci sui tetti e sulle due valli che si uniscono ai piedi di Ibla.
Abbiamo prenotato presso l’antico convento cappuccini di Ragusa Ibla, una struttura monastica, tutt’ora di proprietà della curia, che, sottoposto ad un sapiente restauro,conserva tutto il fascino del convento, con i suoi spazi interclusi come il chiostro interno, con l’annessa chiesa consacrata al culto di sant’Agata, di prossima riapertura dopo gli interventi di restauro,con i giardini e l’orto didattico, dove gli studenti chef del Nosco, scuola di cucina dell’eccellenza siciliana presente all’interno del convento, sperimentano il km 0 in senso più stretto del termine, presidiando le materie prime vegetali e controllandone la crescita fino all’impiego finale diretto.

Il sapiente utilizzo dell’orto, trasformato in un luogo consacrato alla didattica applicata ai ritmi della natura, consente ai futuri chef di approcciare con una delle materie prime della cucina siciliana, quell’oro verde da seguire dalla piantumazione alla crescita alla raccolta, fino all’impiego diretto nelle ricette, sperimentandone la qualità. La struttura offre un’ottima cucina in una location di notevole suggestione come il refettorio affrescato, che rimanda alle celle, adeguate ai comfort attuali e arredate con gusto e sobria contemporaneità. Meravigliosa la luce che illumina le piccole finestre monastiche il mattino, il sole nascente entra soave e induce a guardare fuori, quella splendida valle, verdissima, ancora avvolta dalle brume. Il complesso monastico è inserito all’interno dei giardini pubblici, che costituivano inizialmente parte della proprietà, e che offrono la possibilità di compiere una rigenerante passeggiata in mezzo al verde con uno splendido panorama sulle vallate circostanti l’abitato di Ibla, ma è soprattutto la base di partenza del nostro itinerario pedonale che ci consentirà di gustare ogni scorcio del bellissimo abitato di Ibla.

Il cortile interno del convento dei cappucciniFoto di Roberto Greco

Perché Ibla sia passata all’improvviso, da quartiere degradato e in stato di semicadente abbandono, a luogo ambìto e ricercato da attenti turisti inglesi, intenti a riprenderne scorci e suggestioni con matita e taccuino? La domanda appare spontanea, e la risposta va ricercata nella famosa trasposizione televisiva del commissario Montalbano, la cui ambientazione vede come sede reale degli eventi proprio la zona a cavallo tra le province di Ragusa, Siracusa e Catania, materializzando il paese di Vigata a Ragusa Ibla.
La scalinata della chiesa di S.Giorgio, sormontata dalla generosa cupola con la grande lanterna, il colore della pietra, la facciata tardo barocca della cattedrale e degli edifici vicini, fa da continuo rimando alle immagini televisive del commissario più famoso degli ultimi tempi, la cui fama è diventato un eccezionale biglietto da visita della sicilianità nel mondo, riuscendo a coniugare l’eccezionalità delle tradizioni siciliane, imperniate sull’indissolubile connubio dell’insularità e dell’insieme delle culture che si sono succedute, alternate e fuse nei secoli con un paesaggio di struggente bellezza, capace di toccare le corde più profonde dell’anima. In realtà la terra del sole è molto diversa da certi stereotipi tramandati da decine di film su quello che è diventato il più infamante dei marchi di fabbrica, la mafia, sdegnosamente rifiutato da quella giovane e intraprendente intellighenzia siciliana. La Sicilia è terra di forti contrasti, crocevia di tradizioni ed abitudini a volte contrastanti, ma perfettamente consolidate e conviventi sotto lo stesso cielo, il suo paesaggio passa dagli scenari tipicamente alpini e dolomitici dell’Etna e delle Madonie, alla distesa delle dune sabbiose di matrice nord africana del sud ovest della Sicilia, la cui latitudine è in effetti più a sud della stessa Algeri, alle sterminate foreste dei monti Nebrodi e dei Peloritani occidentali.

Il Circolo di Conversazione di Ragusa IblaFoto di Roberto Greco

La matrice barocca dell’abitato, ricostruito dopo il disastroso terremoto del 1693, che devastò l’intera costa Orientale, è ricca nei palazzi principali afferenti generalmente alle famiglie nobiliari e al potente clero locale, ma l’orografia del luogo ha impedito il realizzarsi del disegno geometrico della ricostruzione opera del duca di Camarda, operata in altri luoghi, come a Noto o nella realizzazione dei magnifici assi di via Etnea e dei viali di Catania, così ci si è dovuti adattare ad una ricostruzione quasi a strati, prediligendo le zone alte dello sperone racchiuso tra le due profonde vallate dell’Irminio (cava Misericordia) e del torrente san Leonardo nella Cava S.Leonardo.
Gli spazi interstiziali del principale disegno urbano lasciano alcuni vuoti, ove con poetica sovrapposizione e quasi integrale copertura delle aree sia avvenuta l’edificazione delle case di minore importanza architettonica, ma non minore bellezza. Una sovrapposizione digradante, armonica, nella complessità delle forme dovute ai singoli siti di edificazione, al cercare di prendere la migliore esposizione, nel cercare di catturare la luce, soprattutto nel periodo invernale quando la bruma invernale e le temperature particolarmente rigide vengono letteralmente enfatizzate dalla presenza delle due cave, cioè dei due corsi d’acqua che confluiscono nell’unico fiume Irminio.
Il disegno geometrico dello splendido giardino Ibleo, con l’affaccio sulla cava misericordia, in uno splendido freddo ma soleggiato mattino invernale fa da contraltare al punteggiato verde scuro dei grandi carrubbi del tavolato ibleo. La nostra passeggiata continua verso il duomo di S.Giorgio, uscendo dal recinto del giardino e ponendo l’attenzione allo splendido arco –portale di S.Giorgio e il Drago, in stile gotico-catalano, dall’aspetto ieratico, nella tenue colorazione della pietra calcarea di Modica. Questo è l’ultimo residuo della grande chiesa di S.Giorgio crollata nel terremoto del 1693 e riporta l’effige di S.Giorgio che trafigge il drago, mentre in un altro punto del portale si scorge lo storico simbolo della città di Ragusa, l’aquila.

Una delle numerose chiese di Ragusa iblaFoto di Roberto Greco

Riprendendo la via maestra, corso XXV aprile, in successione, come quinte sceniche si affacciano gli edifici immortalati nelle puntate di Montalbano e di altri celebri lungometraggi, che hanno trovato naturale ambientazione in questa e in altre prestigiose location “di pietra”, città barocche costruite dopo il devastante terremoto prima accennato,e che sorsero impiegando con grande maestria la pietra calcarea dei monti iblei, in qualche caso, come per Ibla, con l’ulteriore ausilio della pregiata e rara pietra asfaltica dal tipico colore nero e dal particolare odore di petrolio, impiegata per le pavimentazioni e per alcuni motivi ornamentali dell’interno degli edifici.
Il circolo della conversazione, sulla destra, apre la quinta scenica della piazza del Duomo tutt’ora impiegato quale circolo di cultura e luogo di incontro di attempati signorotti locali ed esponenti “evergreen” della borghesia, attaccati alle proprie tradizioni e consuetudini. La Piazza, come l’intorno è un variegato e ricco susseguirsi di edifici, non omogenei per forme e stili, ma ben integrati e raccolti attorno a questa strana piazza dalla forma oblunga, in salita e confinata proprio in alto dall’incombente mole del duomo dedicato a S.Giorgio. L’intera area sommitale dello sperone di Ibla è coperta da edifici religiosi, conventi, strutture a servizio della cattedrale, realizzati in quella posizione proprio a sottolineare l’accentramento dei poteri sotto quello ecclesiastico, come a dire… quassù comandiamo noi…
La perizia degli architetti della ricostruzione barocca e la grande capacità dei maestri scalpellini iblei è ampiamente testimoniata in queste facciate, dove si affacciano impertinenti e sarcastici i mascheroni apotropaici, in alcuni casi raffiguranti, deformandone le sembianze, i notabili dell’epoca. Gli stili si sovrappongono, testimoniando il susseguirsi di vere e proprie mode a cui anche gli importanti edifici della rappresentanza civile e di quella religiosa si sono piegati. In realtà i tempi dilatati di realizzazione delle “fabbriche”, le alterne fortune delle potenti famiglie locali, la spoliazione dei beni religiosi all’indomani dell’unità d’Italia, ha segnato i destini degli edifici spesso non completi al momento del “subentro” da un architetto ad un altro, rappresentando un vero e proprio campionario di epoche e stili riprodotti in successione dal basso verso l’alto o non di rado, creando un giocoso succedersi di forme, decori, colori che alla fine , meglio di ogni altra cosa rappresentano quella complessità “siciliana” che affascina ogni anno migliaia di visitatori.

Il duomo di Ragusa Ibla e piazza S. GiorgioIl duomo di Ragusa Ibla e piazza S. GiorgioFoto di Roberto Greco

Ma un languorino ci avverte dell’ora.. sono quasi le 14,00 l’ora del pranzo in Sicilia e l’aria si riempie magicamente di odori e suoni, quelli dei sughi ma anche il tintinnio di posate e piatti… d’altronde siamo a Ragusa Ibla, in quello scorcio di Sicilia che più di altri luoghi ha saputo reinterpretare la ricca e complessa tradizione culinaria siciliana, con molti chef e locali stellati Michelin, che grazie alla grande offerta di prodotti genuini e di grande qualità hanno avuto modo di fare emergere una Sicilia in bocca, di grande fascino ed attualità. Come dire, radici nella tradizione e fronde nel vento del cambiamento. Così il nostro pellegrinare per i vicoli e le stradine di Ragusa Ibla cambia ancora una volta motivazione e, abbandonate le suggestioni architettoniche, passa alla ricerca di sapori e colori mediterranei reinterpretati dalla fantasia dello chef Ciccio Sultana con il suo ristorante Il Duomo e di Vincenzo Candiano, chef di Locanda Don Serafino, che hanno avuto l’indubbio merito di proiettare questa terra dai forti contrasti, dagli splendidi colori, nel gotha della cucina internazionale, regalandoci una frequentazione internazionale che potesse unire alla visita dei magici luoghi del tavolato ibleo i sapori più genuini di una tradizione rurale che sul culto dei latticini, dei grani antichi siciliani, sulle eccellenze vinarie, ha fondato solide radici.
Ormai è una vera e propria esplosione di piccoli e grandi locande ed osterie, sempre più affrancate all’immagine di osterie tipiche, firmate da architetti acclamati e pluripremiati, alla ricerca di un perfetto compendio di cui anche noi siamo propugnatori. Il bello aiuta a mangiare meglio! I vini siciliani in passato sono stati spesso considerati solo in virtù dell’incredibile grado alcolico; vini da “taglio” per i più pregiati e tenui prodotti d’oltralpe. Ma da 15 anni a questa parte, ad incominciare dal famoso caso del Nero D’Avola, vero ambasciatore di una nuova Sicilia, si assiste ad una riverberazione delle eccellenze vinarie, in una gara alla creazione di veri e propri distretti viti-vinicoli, come nel caso di Ynicon nell’estremo occidente della Sicilia alla valle d’Alcantara con i suoi vitigni coccolati da uomini dediti ad una missione come professione: fare un eccellente vino! Minori quantità ma qualità sempre maggiori. E allora quale migliore occasione di brindare al nuovo anno se non approfittare dell’accoglienza dei “banchi” in via Orfanotrofio, gustando un bicchiere di Insolia bel freddo, accompagnato da stuzzichini della tradizione ragusana, con il caciocavallo a farla da padrone, le verdure di campagna con i sughi e gli intingoli, e le regine della cucina povera, le scaccie ragusane, sorta di calzoni dalla sottilissima pasta e dall’inebriante profumo di cucina casalinga.

Roberto Greco e Lucilla Todaro

Roberto Greco, un ingegnere con la passione della bicicletta, con un amore sconfinato per la natura e con la voglia insopprimibile di esplorare, di sperimentare nuovi percorsi, nuove strade, nuove emozioni. Il risultato di quest'equazione è un uomo in perenne viaggio, con gli occhi sempre predisposti alla scoperta: di una stradina da percorrere in bici, della meraviglia di un'orchidea spontanea, del un taglio particolare di un edificio, della bellezza in ogni sua manifestazione.
Lucilla Todaro, dicono che la passione per il viaggio sia determinata da un gene. Se fosse vero, lei ce l'ha. La formazione classica, la passione per l'arte, i miti greci e, soprattutto, la letteratura, ne fanno una viaggiatrice colta e curiosa.

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