Atene illustrata dagli acquarelli di Sighanda.

AteneAcquarello di Sighanda

La storia di Atene è una storia femminile. Nasce con la scelta da parte del suo popolo di privilegiare l'offerta della dea a quella di Poseidone. È quindi anche storia di terra più che storia di mare. L'ulivo che nutre, scalda, protegge è ciò che la dea offre agli abitanti del luogo mentre loro le dedicheranno il nome della città ed il Partenone. Colpisce, visitando il Museo dell'Acropoli, la sala dedicata alle Korai, adolescenti che camminano verso la maturità sacrificando una melagrana sull'altare della generazione: nel marmo sono scolpite, con estremo equilibrio, innocenza e sensualità. Lo stesso equilibrio lo ritroviamo nelle cariatidi dell'Eretteo, fanciulle che vegliano sull'albero sacro piantato da Atena, millenni fa, ai piedi del loro tempio.

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Atene è poi patria della Tragedia, il teatro del destino avverso, del caso e del caos. Le prime rappresentazioni si svolsero nel Teatro di Dioniso ai piedi dell'Acropoli. È qui che Sofocle ed Eschilo offrirono alla luce della razionalità degli spettatori uno specchio che rifletteva il loro legame con l'istinto, il buio, la maschera. Non basterà rispondere al quesito della Sfinge per scongiurare il susseguirsi degli eventi che porterà il re Edipo al tragico gesto di accecarsi finendo la propria vita nelle tenebre della disperazione. Dioniso è il dio dell'ebrezza e del ritorno all'indifferenziato, lo straniero che portò nell'Attica una visione complementare a quella apollinea, razionale e luminosa della quale anche Atena, colei che vede nel buio, partecipava: l'olivo e l'olivastro.

E allora forse è sempre stato così, Atene che si nutre di contrasti, di sfarzo e di miseria, delle vie branchées dedicate ai turisti e della eco assordante del silenzio di quartieri svuotati dalla disoccupazione. Delle radici della nostra cultura, millenaria, e della facilità con la quale si decide che tutto questo in fondo non serve: questione di bilancio. L'Acropoli che assomiglia ad una cava dismessa sembra il simbolo di un cambio di priorità. La parola economia, per esempio, all'origine si riferiva al buon utilizzo dei beni per far star bene chi condivide uno spazio comune. Unione di persone contro unione di mercati. L'antica Stoà fu luogo in cui la cultura era prioritaria sul denaro, capitava di incontrarvi Socrate intrattenere discussioni con i giovani artigiani, mercanti e politici della città: che cos'è il bello, che cosa il giusto, che cosa il buono?

Testo di Matteo Genini - Acquarelli di Sighanda

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