Barocco, barrueco: perla irregolare, questo significa e niente si attaglia meglio a Catania che uno stile di forme ricche di contrasti ed esuberanti. Un'esagerazione, oltre il limite. Ogni città ha la sua storia scritta, depositata nel lessico della propria architettura. Catania ha un impianto settecentesco.

L'Etna da CataniaL'Etna da Catania (Foto di SNappa2006 - CC BY 2.0)

Vorrei essere assetato a Catania, camminare per strada io e il sole, sentire le cicale trapanare il cielo: fanno i buchi per le stelle di stanotte... avere le visioni, vedere le oasi e dire: che ci faccio, io so cosa voglio...
Esistono diverse categorie del bello che differenziano non solo le civiltà, ma anche i periodi storici di una nazione; e quelle legate alla bellezza classica occupano, nell'immaginazione collettiva, un posto privilegiato. La Sicilia, in molte delle sue città, è l'isola che conserva gli archetipi del mondo classico, è il luogo da cui ha origine la formazione spirituale dell'occidente italico. Il viaggiatore che vuole ritornare a questa forma archetipale, che voglia cioè conoscere il principio del bello artistico, che desideri sperimentare la quieta armonia dell'isola degli dei, la bellezza ideale, può ripercorrerne le tappe iniziando da Catania, luogo che, attraverso i suoi monumenti, sprigiona l'anima classica, creatrice di un bello ideale che coincide con la rarefatta armonia della sua natura divina.
L'Etna col suo pennacchio mobile secondo il vento, da vera "colonna del cielo" come Pindaro scrive, dice al viaggiatore che oltrepassando il Simeto, il più grande fiume di Sicilia, sta entrando a Catania, sette volte distrutta e sette volte riedificata dai Catanesi con caparbia tenacità. Si entra in città costeggiando l'immensa spiaggia, attraverso gli archi della marina che sostengono la ferrovia. Da porta Uzeda ci si inoltra in piazza del Duomo di Sant'Agata, la "Santuzza" catanese martirizzata in epoca romana. Catania va visitata anche di notte. La Catania monumentale si offre meglio nel buio rotto dai bagliori di una sapiente illuminazione. La Catania di notte è immensamente allegra e vogliosa di vivere. In via Vittorio Emanuele, non lontano dal Duomo, varcando la soglia di un sobrio e antico portale si fa ingresso in un grazioso e piccolo mondo di epoca romana, dove convivono da secoli l'Odeon e il Teatro Romano. Al mondo non esiste nulla del genere. L'Odeon è un gioiello architettonico, zeppo di dettagli inediti per l'epoca romana. Lo rende eccezionale la pietra lavica. Il colore scuro della lava e quello chiarissimo del calcare rendono intimo il semicerchio.

La fontana dell'ElefanteLa fontana dell'Elefante (Foto: OfficineKairos.it)

Barocco, barrueco: perla irregolare, questo significa e niente si attaglia meglio a Catania che uno stile di forme ricche di contrasti ed esuberanti. Un'esagerazione, oltre il limite. Ogni città ha la sua storia scritta, depositata nel lessico della propria architettura. Catania ha un impianto settecentesco. Vi si accedeva dal mare per Porta Uzeda, edificata nel 1696 in onore del Vicerè che volle la ricostruzione. Unisce il Seminario dei Chierici con la Cattedrale, il cui prospetto fu disegnato da G.B Vaccarini, a cui appartiene anche la fontana dell'Elefante.
L'elefante in pietra lavica sorveglia la piazza su cui si erge il Palazzo Senatorio, sede del Comune. Bella la chiesa di S. Placido, alle spalle della cattedrale, e sulla via Etnea la facciata concava della Basilica Collegiata, ad impianto longitudinale articolato in tre navate, costruita nel vecchio quartiere del "collegio", il cuore popoloso della città medievale tra il mercato del lunedì ('a fera 'o luni') di Piazza San Filippo (l'attuale Piazza Mazzini), la platea magna, e la loggia senatoria.
Il viaggiatore non tralasci di andare in via Crociferi, di bella forza suggestiva, con una teoria di chiese, chiusa dal portale d'ingresso di villa Cerami e aperta da quella a una sola navata di S. Benedetto con portale del Vaccarini e un vestibolo con scalinata marmorea separata dalla chiesa di S. Francesco Borgia da un piccola via che porta al palazzo Nava-Asmundo aggettante su una deliziosa piazzetta. Il culmine artistico di via Crociferi è raggiunto dalla chiesa di S. Giuliano, mirabile capolavoro di architettura settecentesca religiosa, con la sua facciata curvilinea, a pianta ellittica di tipo borromiano, con un altare maggiore in pieno stile barocco, e con un pavimento riccamente policromo.

Vorrei essere assetato a Catania, camminare per strada io e il sole, sentire le cicale trapanare il cielo: fanno i buchi per le stelle di stanotte... avere le visioni, vedere le oasi e dire: che ci faccio, io so cosa voglio... È afoso il mondo come una stireria all'aperto, un forno, e l'uomo è il pane che cresce e si cuoce soprattutto d'estate come adesso che cammino assetato a Catania... e io so che ci sono città dai cento grattacieli, dai cento mulini a vento, dai cento decentramenti, dai cento isolotti pedonali al centro, dai cento supplementi dei giornali, dai cento interventi straordinari, dai cento ripulimenti delle strade con cento divieti di sosta in certi orari... io so che ci sono città che non sanno vivere come si vive a Catania d'estate quando più fa caldo meglio è, perché non ha vissuto chi non sa che cos'è un chiosco delle bibite a Catania...e ce ne sono cento... e tu ti ci avvicini portando il tuo deserto sulla lingua e un principio di incendio tra i capelli... e senti il ghiaccio spezzarsi come il cuore di un ghiacciaio, per te che quasi fuso passi... e senti la frutta spasimare e liquefarsi in succo...così è... allora sì che è estate, l'estate passionale a Catania, quando tutta la tua umana sete ti assale.

Cosi il poeta Pasquale Panella.

Il mercato del pesceIl mercato del pesce (Foto: OfficineKairos.it)

Il viaggiatore non dimentichi una visita alla tumultuosa e festosa pescheria. Nel mercato saltano agli occhi i panelli e gli arancini, i cacocciulli (carciofi), i carduna (cardi), vrocculi, i quangghi (che sono melanzane tagliate a filetti e fritte). Ma il meglio di questa cuccagna sono le focacce con milza o ricotta. E che dire dei gelati o delle granite con la panna? Tra le migliori del sud (specie quelle al gelsomino e di scursunera, radice a scorza nera). Ma ci sono anche carrettini e banchetti grandi come scatole da scarpe che vendono i "passatempu": carrubbe, lupini, fave. E i pesci? Appena pescati vengono legati con uno spago alla testa e alla coda, ricoperti di ghiaccio tritato e messi in frigo. Questo mercato è l'oro delle arance, è profumi, suoni, è il giallo e il verde dei limoni, e montagne di fichi d'India. I migliori sono gli scuzzunati, quelli di settembre dopo le prime piogge, il rosso dei peperoncini, il bianco dell'aglio, i mille verdi degli orti, è l'ocra del pane, guarnito di sesanzio.
Qui siamo in altro emisfero, dove i doni della natura sono tutt'uno con i prodigi dell'arte, e dove l'arte di certe antiche ricette diventa un solare godimento di armoniche combinazioni, in simbiosi con una millenaria sapienza di vivere, quasi che tutto fosse destinato a impastarsi col mito.

DS

Foto dell'intestazione: Daniel Enchev (CC BY 2.0)

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