Da Mantova a San Benedetto Po in mobilità dolce: visita all'Abbazia di Polirone.

Oltrepo mantovanoIn bicicletta (Foto: www.paesaggioltrepo.it)

La Lombardia non finisce a Mantova. Oltre la piccola capitale dei Gonzaga si prolunga una striscia di terra sempre più stretta che, incuneandosi tra il Veneto e l’Emilia, giunge quasi a sfiorare Ferrara. È questo l’Oltrepò Mantovano, dal momento che, per la gran parte, si sviluppa a sud del grande fiume. Siamo nell’estremo oriente lombardo, a quasi 200 chilometri dal Pirellone. Ma noi ci accontentiamo più saggiamente di partire da Mantova, prendendo un convoglio Trenitalia diretto a Modena. Oltrepassato il Po dalle parti di Borgoforte, possiamo far sosta a Suzzara, grosso centro agricolo della Bassa, con le vecchie case porticate e sovrastate dalla torre medioevale. Questa è una terra ricca di prodotti prelibati, formaggi e salumi in primo luogo, ma anche Lambrusco mantovano, che non sfigura di fronte al più noto vino omonimo prodotto in Emilia.
Oltre Suzzara si prosegue lungo una linea ferroviaria della FER (Ferrovie Emilia-Romagna): alcune automotrici partono direttamente da Mantova e, nella stagione estiva, persino da Bergamo (la cosiddetta “Freccia Orobica” che porta bergamaschi e bresciani alle spiagge romagnole). Per rimanere entro i confini regionali, si può scendere a San Benedetto Po, a Poggio Rusco, oppure a Sermide, o persino a Felonica, ultimo comune lombardo, alla cui stazioncina si fermano, però, solo i convogli locali. Per rientrare a Mantova da San Benedetto Po (la cui abbazia di Polirone, da sola, vale l’escursione), si può seguire lo stesso itinerario dell’andata, oppure prendere un bus dell’Apam. Ma, forse, la soluzione preferibile, anche per smaltire le libagioni che da queste parti sono assai generose, è quella di portarsi al seguito una bici (trasportabile sui treni regionali con biglietto supplementare) e pedalare al ritorno traversando il Po al ponte di Camatta. Da San Benedetto al capoluogo ci sono poco più di 25 chilometri, distanza abbordabile anche al ciclista poco allenato.

Basilica, ingresso al sagrato
Abbazia di Polirone(Foto: www.paesaggioltrepo.it)

Il vasto e imponente complesso dell'Abbazia di Polirone sorge in un tranquillo e sereno paesaggio rurale, in gran parte bonificato dai monaci. La sua storia inizia nel sec. XI (1007) quando Tebaldo di Canossa assegnava ai frati benedettini metà dell'isola formata dai fiumi Po e Lirone, da cui la specificazione in Polirone data al monastero sorto nel luogo. Un altro Canossa, il potente marchese Bonifacio III, decise di sostituire la chiesa originaria con un edificio più grande, per onorare la memoria di San Simeone, un eremita popolare per la sua pietà e carità morto nel monastero nel 1016. Nel 1077 il monastero fu affidato all'abbazia riformata di Cluny. La figlia di Bonifacio, la famosa "gran contessa" Matilde (protettrice del papa durante la Lotta per le investiture con l'imperatore, 1075-76), potenziò ulteriormente la donazione tra il 1100 e il 1115. Nel XV sec. Guido Gonzaga, commendatario del monastero, fece ricostruire la chiesa in forme tardo-gotiche e diversi edifici. Nel secolo successivo il complesso venne nuovamente modificato da Giulio Romano. Nel 1797, la comunità benedettina venne soppressa da Napoleone e alcuni edifici vennero abbattuti, altri abbandonati.

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Il monastero è un complesso straordinario che consente di ripercorrere un itinerario d'arte e di storia attraverso 7 secoli. La Chiesa di S. Maria, datata 1151, è un prezioso esempio di importazione del romanico francese sul modello della Chiesa di S. Maria di Cluny, conserva un elaborato mosaico pavimentale del 1151, raffigurante la lotta tra il Bene e il Male, figure di animali e umane. I restauri hanno portato in luce affreschi di epoca giottesca (inizio XIV sec.). Il Chiostro di San Simeone (o Chiostro dell'Infermeria), tardo-gotico, presenta grandi bifore ad arco ogivale ed alternanza di colonne e pilastri. Vi sono affreschi con scene di vita di San Simeone del XVI sec. Del Chiostro di San Benedetto (il Chiostro Maggiore), una costruzione tardo-gotica della metà del XV sec, rimangono due lati con tracce d'affreschi. Nel Refettorio Grande (1478-79), un edificio isolato a 4 campate, è stato di recente rinvenuto un affresco attribuito al Correggio (1513-14). La monumentale Infermeria Nuova, terminata nel 1584, con vastissima cantina, fu destinata agli usi più diversi. La Basilica di S. Benedetto è il luogo dove maggiore è stato l'intervento di Giulio Romano (1539-47); incorpora i resti della protochiesa del 1130 e del successivo rifacimento quattrocentesco.

Abbazia di Polirone/ Polirone Abbey     #1

La cupola e le volte della navata centrale, di età tardo-gotica, vennero mascherate dal Romano con una ricca decorazione manieristica. Le porte in legno, finemente intagliate, sono del 1524. L'interno, a 3 navate, è interamente affrescato. Alle pareti tele raffiguranti episodi dell'Antico e Nuovo Testamento (1726). Nelle 10 cappelle laterali affreschi di scuola giuliesca. Il presbiterio incorpora colonne romaniche e ospita un bellissimo coro intagliato del 1550, dove una folla di teste umane decora i 71 stalli. Prima della sagrestia si trova la tomba di Matilde di Canossa, le cui spoglie furono traslate in Vaticano nel 1632 per ordine di papa Urbano VIII,che voleva meglio onorare la memoria di una donna e di una famiglia tanto fedeli alla Chiesa. La splendida sagrestia, con volta affrescata al tempo di Giulio Romano, ospita armadi riccamente intagliati dai fratelli Piantavigna (intagliatori bresciani) nel 1561-63. In un salone del Chiostro dei Secolari, quattrocentesco d'origine ma ristrutturato in chiave barocca nel 1674, forse adibito a ricovero dei pellegrini, sono stati scoperti due importanti affreschi della fine del XV sec.

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