Le celebrazioni della Settimana Santa a Oliena, Orosei e Alghero sono tra le manifestazioni popolari più affascinanti di tutta l'isola.

Settimana santa, tradizione pasquale ad OlienaSettimana santa, tradizione pasquale ad Oliena (Foto di Elisabetta Loi)

La celebrazione della Settimana Santa è per la Sardegna un momento di incontro tra fede, tradizione e folclore. I riti della passione di Cristo si fondono armoniosamente con gli usi e costumi del passato, in un armonioso sincretismo fra religione cristiana e matrice pagana, legata al ciclo dell’attività contadina. I sentimenti di devozione, che si esprimono con la tristezza per la crocifissione e la letizia per la resurrezione, coincidono con il risveglio della natura, esaltati con le feste dell’equinozio primaverile. Le celebrazioni seguono antichi cerimoniali di origine medievale, mediati dalla tradizione iberica. Dalla tradizione spagnola, proviene l’iconografia della Vergine Dolente protagonista delle celebrazioni. A questo si sovrappongo elementi che provengono dai riti barbaricini, ancora più antichi.
Per chi giunge da Nuoro sul far della sera, Oliena è uno spettacolo indimenticabile. Le luci del paese brillano ai piedi della mole vertiginosa del Supramonte, che da qui digrada verso oriente in direzione del Golfo di Orosei. «Oliena, come dicono le carte, ma il suo vero e più poetico nome è Uliana, con l'accento sulla i. È un meraviglioso paese, ai piedi del monte più bello che Dio abbia creato, e produce un vino nel quale sono infiltrate tutte le essenze della nostra terra, il mirto, il corbezzolo, il lentischio.» Cosi scriveva lo scrittore Salvatore Satta, che definiva il Monte Corrasi, ai cui piedi si adagia il paese di Oliena, come «il monte più bello che Dio abbia creato»: meravigliosi e candidi i colori delle sue rocce calcaree, che al tramonto si accendono di sfumature magiche. L’ambiente umano, pur rinnovatosi, mantiene in giusta misura l'affascinante rapporto con le più sincere tradizioni barbaricine.

Settimana santa, tradizione pasquale ad OlienaSettimana santa, tradizione pasquale ad Oliena (Foto di Elisabetta Loi)

Attorno al paese, i vigneti occupano tutti gli spazi disponibili e l’architettura di Oliena offre qua e là degli scorci antichi e perduti: le case cresciute attorno alle "corti" testimoniano il fascino presentandosi ancora con scale esterne, pergolati e i colori vivaci di alcune stanze. Le sue bellezze naturali, archeologiche e artistiche ne fanno sicuramente uno dei paesi più belli della Sardegna, ogni anno meta di un gran numero di visitatori specie durante i riti pasquali. ll rito più importante della Pasqua è "S' Incontru", introdotto dagli spagnoli nel Quattrocento per rappresentare l’incontro tra Gesù risorto e la Madonna. Le confraternite che curano i riti della Settimana Santa di Oliena sono quelle di Santa Maria, Santa Croce e San Francesco. Per le vie del paese si snodano diverse processioni in cui la statua della Madonna vestita a lutto va simbolicamente alla ricerca del figlio. Le due statue, quella della Madonna ricoperta di ex voto in oro e quella del Cristo con lo stendardo pieno di monili, escono dalla chiesa di S. Francesco da Paola e dalla chiesa di Santa Croce. Particolare fascino ha il rito di “S’iscravamentu” grazie alla spontanea partecipazione di una moltitudine di fedeli nel costume locale. Le donne sfoggiano abiti di seta e fili d’oro e d’argento, gli uomini indossano sa berretta e il gonnellino o carcione de uresi di orbace nero, plissettato e tenuto su dalla cintura. Poco prima che i due cortei s’incontrino cala un assoluto silenzio. Il parroco è al centro della piazza e i portatori delle statue compiono tre genuflessioni, le sos indrinucones: se i due gruppi si inginocchiano contemporaneamente sarà considerato di buon auspicio per l’abbondanza del raccolto. Una canna portata in processione sarà utilizzata per togliere il velo nero del lutto dalla Madonna e per mostrare l’abito azzurro che manifesta la gioia della Resurrezione. Nel momento in cui la Madre saluta il Figlio risorto, numerosi cacciatori affacciati alle finestre ed alle terrazze sparano a salve in segno di esultanza.
Suonano tutte le campane, compresa quella della chiesa di Santa Maria che durante l’anno rimane silenziosa. In piazza i due cortei si uniscono per dirigersi verso la chiesa di Sant’Ignazio dove sarà celebrata la messa. Dopo la celebrazione nel rispetto della tradizione si eseguono i caratteristici balli e a tutti viene offerto il vino e i dolci in segno di ospitalità (Su umbidu).

Settimana santa, tradizione pasquale ad OroseiLa confraternita sosta con la statua del Cristo risorto, domenica di Pasqua a Orosei (Foto di Virgilio Piras)

Un cuore urbano antico quello di Orosei con chiese spagnoleggianti, prigioni e antichi palazzi abitati un tempo dalla borghesia agraria e mercantile dell’Ottocento. Oltre le mura i giardini privati di gusto arabo-spagnolo, vicoli suggestivi, scalette e stretti sottopassaggi che si snodano dalla p.zza del Popolo alla p.zza delle Poste: sas prejones, antico carcere di origine giudicale e sos palatzos betzos, aperti ai visitatori in particolari occasioni come la manifestazione di "Cortes Apertas". La popolazione si dedica ai festeggiamenti della Settimana Pasquale con suggestivi riti sacri che sono organizzati dalle confraternite locali. Si tratta di cerimoniali tramandati oralmente per secoli, in cui sono utilizzati simulacri ed insegne la cui foggia è prescritta dalla tradizione locale. Durante le celebrazioni della Settimana Santa tutte le chiese di Orosei vengono decorate con fiori, palme, rami d'ulivo e con i caratteristici nenneros, i piatti su cui vengono fatti germogliare al buio chicchi di grano o di legumi che formano steli d'erba chiara. Così vengono preparati i Sepolcri, Sos Sepurcros, e le chiese restano aperte alle visite dei corfajos, i membri delle Confraternite della Santa Croce, delle Anime e del Rosario, ma anche di tutta la popolazione.
Le tuniche bianche delle tre confraternite animano le vie della cittadina nelle due principali processioni della Settimana Santa: il Venerdì Santo si svolge Su Brossolu, i cui protagonisti sono la Vergine Dolente e il Cristo Deposto dalla Croce; mentre la domenica mattina, ai piedi della scalinata in basalto della chiesa principale del paese, avviene S'Incontru, l'incontro tra Gesù Risorto e Maria. Alla mestizia dei riti del venerdì si contrappone la festosità delle celebrazioni della domenica che avvengono tra l'esultanza della folla, accompagnate dal Magnificat eseguito dal coro polifonico locale Su Concordu.

Settimana santa, tradizione pasquale ad AlgheroRiti durante la settimana santa ad Alghero (Foto di Elisabetta Loi)

Settimana santa ad Alghero. Le ali della storia volarono basse per creare un unicum irripetibile su quel tratto di costa incontaminato della Sardegna che guarda verso i lidi catalani della Spagna. Una storia come sempre inconsapevole del futuro che, nella fattispecie, affidò agli aragonesi il progetto di un'acropoli lontana dalla madre patria. Era l'Alguer, il baluardo murato che ancor oggi dopo 640 anni appare integro nella magica visione della rada di Alghero sullo sfondo di Capo Caccia. Le cronache ci raccontano che era il 1353 quando l'armata reale d'Aragona prese d'assedio il borgo già fortificato dalla famiglia genovese dei Doria che ne aveva il possesso fin dal 1100. La popolazione tuttavia non volle rassegnarsi e insorse subendo, per tutta risposta, una vera e propria deportazione di massa. Ai vincitori non rimaneva altro che un pugno di case deserte, una sorta di contenitore vuoto che venne ripopolato con una colonia di catalani. Non solo. Il sito blindato come una fortezza divenne la testa di ponte per il possesso dell'isola e insieme operò una frattura profonda tra la città e il territorio circostante. Unico sbocco il mare; quel mare che ha svezzato generazioni e generazioni di pescatori, realizzando un altro unicum nell'economia prevalentemente contadina dell'isola.Il mare, dunque, come spazio vitale e più oltre la Spagna, il paese che ancora risuona nel dialetto cadenzato di derivazione provenzale. È forte il contrasto tra la pungente bellezza delle minuscole anse di spiaggia bianchissima e l'austero profilo delle case cinte da mura turrite. Tra il microcosmo del borgo chiuso in se stesso e il mare policromo senza orizzonti. Un contrasto che colpisce quanti vi giungono via mare attraccando nel porto e quanti, al contrario, preferiscono giungervi in aereo, a Fertilia.
Per l'itinerario di visita è bene cominciare dal giro sui bastioni, in gran parte spagnoli. Una balconata sul mare con lunghi camminamenti percorribili a piedi intercalati da spalti e torrette d'avvistamento. Per l'avvio conviene partire dal bastione della Maddalena spostato a nord. Da qui proseguendo in senso orario verso l'interno dell'abitato si giunge alla Torre di Porta a Terra, chiamata "degli ebrei" i cui spessi portali fino alla prima metà dell'800 sbarravano l'entrata al grido di "chi resta, resta". Più avanti altre due torri storiche: quella cilindrica trecentesca di San Giovanni e quella grandiosa detta dello Sperone, un'antica prigione con due ampi locali dalle volte ardite uniti da una scala elicoidale. Siamo in piazza Sulis e dalle finestre del vecchio manufatto il mare ci appare dinnanzi in un coup d'eux quanto mai suadente specie al tramonto quando i riflessi dorati avvolgono la città. Da questo punto in poi si riguadagna la strada verso nord con una passeggiata sull'alto dei bastioni Cristoforo Colombo prima e Marco Polo dopo. Un percorso che si specchia nell'acqua interrotto solo dall'ottagona torre di S. Giacomo e dalle scese a mare in deliziose anse strette tra scogli.

Settimana santa, tradizione pasquale ad AlgheroRiti durante la settimana santa ad Alghero (Foto di Elisabetta Loi)

Non rimane che il tratto dei bastioni Pigafetta e Magellano per arrivare al punto di partenza. E sono ancora sorprese. In passerella sfilano infatti i monumentali resti di un vasto complesso conventuale e le due torri della Polveriera e di Sant'Erasmo che dominano il quartiere ebraico con la piazzetta del Molo. Pochi passi ancora ed ecco Porta a Mare da cui ha inizio il secondo tour. Ed è subito l'incontro con l'architettura gotico-catalana traboccante di influssi arabi che ha generosamente arredato la città specialmente nei secoli XV e XVI. Intanto ci sono l'antica Duana Reial e lo storico Palazzo d'Albis da cui si affacciò l'imperatore Carlo V pronunciando la famosa frase "estode todos caballeros". Ma è la principesca cattredale che fa di questa piazza uno scenario superbo. Le sue plastiche forme tardo gotiche-catalane sono infatti sormontate da uno spettacolare campanile a cinque ripiani esagoni con una cuspide a gattelli che ne fa il più bell'esemplare della Sardegna. All'interno non pochi segni barocchi e neoclassici come nel Mausoleo di Maurizio Savoia, testimonianza del governo sabaudo sulla città. E siamo solo all'inizio.
Passeggiando infatti per i carrers, le strade che attraversano longitudinalmente la città tagliati dai vicoli tortuosi detti muntade, si viene inghiottiti da una scenografia allestita da cornici e da bifore, portali gigliati e bassorilievi. Per ritornare verso il porto si consiglia di percorrere il carrer Carlo Alberto che ha affidato il suo splendore a due capolavori: la cupola maiolicata a tinte vivaci della barocca San Michele cui è annessa la notevole biblioteca civica e il complesso trecentesco di S. Francesco con forti pennellate rinascimentali e un incantevole chiostro del '400. Eppoi c'è l'irruenza della natura. Alghero è anche una delle località dove nel Basso Medioevo gli Aragonesi, importarono la spettacolarità e magnificenza dei riti dalla domenica delle Palme al venerdì di passione. Ad Alghero la Settimana Santa è celebrata con molto fervore. Il culmine dei riti si ha il venerdì, quando nella cattedrale si compie il desclavament, il discendimento. La "Semana Santa" si apre il martedì "Dimarts Sant" con la processione dei Misteri Dolorosi, prosegue il giovedì "Dijous Sant" accompagnato dall’Arciconfraternita e dai 32 lampioni che illuminano le sette statue dei Misteri, esce dalla chiesa della Misericordia il Crocefisso giunto ad Alghero nel 1606 a seguito del naufragio del galeone spagnolo "Santa Chiara di Montenero". Il Venerdì, "Divendres Sant", si assiste al rito della schiodatura del Cristo dalla croce, il "desclavament" appunto: quattro varons (baroni), in costume orientale, depongono il Cristo dalla croce e lo distendono nel bressol, una ricchissima bara in stile barocco decorata in oro zecchino. Ed è proprio in questa bara, ricoperta da un velo, che il San Christus viene trasportato di notte per le vie di Alghero: nei vicoli bui e stretti risuonano gli antichi canti dei tenores in catalano. Un lungo corteo di fedeli e di donne velate accompagna la statua della Mater Dolorosa vestita di nero nella processione detta della "cerca", las celcas: la Madonna va alla ricerca del figlio morto e sosta per alcuni minuti nelle chiese della città. I confratelli seguono la statua con il feretro, le scale, le tenaglie e i martelli; l'atmosfera è ineffabile, creata anche dal riverbero nel buio delle candele dei fedeli, avvolte nei cartocci rossi, i farols. Nell'aria, il profumo del mare, mentre i canti degli oranti si levano al cielo. Il sabato, "Dissabte Sant" è il giorno della veglia e dell'attesa della domenica di Pasqua, quando il Cristo risorto incontrerà la Madonna tra voli di colombe e fuochi d'artificio.

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Oliena - Comune: via Vittorio Emanuele 0784 280200 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Parrocchia Sant'Ignazio: piazza Collegio 0784 285655 - Associazione Pro loco: piazza Jan Palach 0781 31170
Orosei - Confraternita di Santa Croce: via Santa Croce, 13 0784 98760 (Parrocchia di San Giacomo) - Confraternita delle Anime: piazza Sas Animas 0784 98760 - Confraternita del Rosario: via Lamarmora 2 / piazza del Popolo 0784 98760.
Alghero - Comune: piazza del Municipio 079 997800 - Confraternita della Misericordia: piazza della Misericordia 079 979595 - Ufficio Turistico Alghero (Pro Loco): piazza Portaterra, 9 079 979054

Foto: Sardegna Digital Library - Regione Autonoma della Sardegna

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