A Santarcangelo di Romagna nel convento delle Suore Francescane dei Sacri Cuori la vita segue ritmi lenti e contemplativi a contatto con la natura.

L'orto del conventoIl bellissimo orto del convento (Foto: www.laforesteriadelconvento.it)

Nel cuore medioevale di Santarcangelo, in alto su di una collina, accosto alle mura castellane e alla malatestiana Porta Cervese, sorge un antico convento, un tempo di Benedettine Camaldolesi, oggi di Suore Francescane dei Sacri Cuori (di Gesù e Maria). Nella bassa facciata che dà sulla Contrada dei Signori, occhieggiano, tra il portone d'ingresso e quello della chiesa delle finestre rococò, a dare quasi un tocco di timida mondanità alle severe linee di un monastero di clausura. All'interno svetta l'alta ed armoniosa cupola del Bibbiena.
L'estensione dell'area conventuale che raggiunge 9900 mq. di superficie del centro storico santarcangiolese ci porta ad inquadrare l'insieme più come un pezzo di città che una singola opera architettonica, come una porzione del centro storico fatto di pieni e vuoti ma soprattutto dalla stratificazione della vita della comunità religiosa che continua a pulsare ancora in un luogo pregno di storia. Ma cosa possono insegnare ancora oggi questi luoghi silenziosi, plasmati dai ritmi della preghiera e della meditazione di secoli? Forse il modello di una cura e di un modo di coltivare funzionale allo stile sobrio di un quotidiano che godeva di un'alimentazione essenziale, ma completa, e di un apporto curativo che le erbe "sapienti" regalavano alla cura dei frati e delle suore che abitavano quei luoghi. Ma anche molto altro. Un ritmo diverso dalla vita odierna, un ritmo che è "elogio di lentezza", legato al bisogno di ascoltare la propria voce interiore, ma soprattutto quella di Dio in una contemplazione fatta più di silenzi che di parole. E in questo la natura, e soprattutto la possibilità di sostare in essa, risulta luogo ideale da recuperare soprattutto oggi, anche in altri contesti più laici e "a portata di tutti", per la proposta di nuovi stili di vita legati al rispetto di se stessi e degli altri, ma soprattutto del mondo circostante che ci "ospita" e che ci propone ritmi da ascoltare e riapprendere.

I liquori prodotti dalle suore del conventoI liquori prodotti dalle suore del convento (Foto: OfficineKairos.it)

L'orto è il cuore del Convento. Un ettaro di suolo incontaminato ricco di erbe spontanee ormai rare in queste zone, le stesse erbe che le suore utilizzavano nell'antica "Speziaria" di cui oggi non rimane purtroppo traccia in cui producevano la Teriacha, una sorta di sciroppo che per secoli venne considerato una panacea per ogni malattia. Da sempre infatti il monastero ha prodotto al suo interno una vasta gamma di tisane, infusi e unguenti, che oggi si sta tentando di riprodurre in base alle antiche ricette. L'antico capanno di cotto ad uso magazzino, che fu anche cella per orazioni fino al XVII secolo, è ancora visibile, così come l'antico sistema per l'approvvigionamento dell'acqua lungo il pendio fatto di pozzi, cisterne, condotti ipogei e lavatoi; seguendo inoltre la posizione degli alberi più grandi si riesce anche ad individuare l'antica vena d'acqua sotterranea che passa al centro dell'orto, più in basso proprio accanto alle mura c'è la parte dedicata coltura di ortaggi. Da sempre l'orto con i suoi frutti ha approvvigionato la comunità religiosa ed ancora è così, chi tra gli ospiti lo vorrà potrà persino raccogliere nel tempo della loro maturazione, i fichi, le prugne, i cachi dell'orto e perché no mangiarne durante la colazione. Le regole di coltivazione seguono i dettami dell'agricoltura biologica.

Ora et Labora, recita la regola benedettina. La vita del convento era ed è ancora scandita dai tempi della preghiera e da quelli del lavoro, l'ozio era ritenuto da San Benedetto il nemico dell'anima ed il lavoro era l'antidoto all'indolenza. Il convento doveva essere autosufficiente e così nei secoli i suoi prodotti ricavati seguendo le antiche ricette sono rimasti immutati ed oggi costituiscono una grande ricchezza. Il Convento di SS Caterina e Barbara produce ancora marmellate e liquori ottenuti utilizzando erbe e frutti dell'orto, il Centerbe, il Nocino, il liquore al basilico, una vera specialità ed ancora quello alla menta ed al limone. Tra i prodotti della tradizione non si possono dimenticare i Confortini del Convento, dei biscotti leggerissimi che venivano serviti agli ospiti in visita. La colazione è servita nell'antico chiostro, ora chiuso da finestre, e nella bella stagione in giardino; chi lo vorrà potrà raccogliere direttamente i frutti che desidera mangiare.
Varcando il portone marrone si giunge nella piccola reception, già parlatorio, in cui a ben guardare si notano immediatamente l'antica ruota e la grata della clausura, fin da subito è chiaro che si è entrati in un luogo immutato. Dopo 3 rampe di scale o in alternativa usufruendo dell'ascensore si accede al corridoio che il restauro ha lasciato ricco di segni antichi a sottolineare la sua funzione di passaggio, su di esso si affacciano le stanze. Le celle sono 11, ognuna porta il nome di una Sorella, sono semplici ma al tempo stesso estremamente confortevoli ed accoglienti, gli arredi, ricavati utilizzando mobili, tavoli e armadi vecchi ed antichi del Convento, ne fanno dei luoghi in cui dimenticare il ritmo esterno alle antiche mura e ricongiungersi al ritmo più lento ed immutabile di questo luogo rimasto chiuso ed isolato dal mondo per secoli.

La Foresteria del Convento è frutto dell'ultimo lavoro di restauro definito dal progettista Arch. Massimo Bottini, "timido" in quanto capace di interagire con l'esistente in una dinamica di scambio rigenerativa. Chiunque lo volesse potrà passeggiare nell'orto incontaminato tra le antiche mura, oppure leggere un libro o solo ammirare il paesaggio. La grande ombra del monumentale leccio si allunga sull'antico orto che cinto dalle mura è ancora integro; per secoli le suore hanno potuto passeggiare fra gli ulivi, gli alberi di noce e quelli da frutto. Il restauro ha saputo coniugare la valorizzazione della struttura monastica e rinnovata fruizione pubblica, soprattutto grazie alla ristrutturazione della foresteria, che diviene così vero e proprio "ponte" tra il monastero e la città. La convivenza, all'interno del convento, di sorelle provenienti da diverse localizzazioni geografiche (da occidente come da oriente), altro non è che testimonianza di una dimensione comunitaria viva e storicamente radicata nella figura e nell'amore totale di Cristo quale modello di vita. Un modello, quindi, non chiuso in sé stesso, ma vissuto pienamente quale missione del «vivere con gioia» la scelta di Cristo Gesù, testimoniando a fratelli e sorelle la «bellezza di una fraternità universale dove ognuno è accolto come fratello, senza distinzione di razza, cultura e religione, superando i pregiudizi e le difficoltà dovute alla fragilità insita nel nostro essere creature».

La foresteria del conventoLa foresteria del convento (Foto: www.laforesteriadelconvento.it)

Con il restauro della foresteria è stato opportunamente valorizzato quel rapporto vivo nei confronti della città, e, nello specifico, quella funzione di ospitalità che sempre ha caratterizzato questa struttura. Per questo, la riqualificazione della foresteria, per riaprirla ad una concreta ospitalità, risulta una delle scelte più significative di questo progetto. Inevitabilmente, quindi, l'ascolto si è trasfigurato in sguardo attento (e il rilievo non può che essere ascolto!), finalizzato al restituirci il senso profondo di un luogo (considerato non come semplice insieme di architetture) il cui genius loci monastico ancora oggi può parlare all'inquietudine dell'uomo contemporaneo: un luogo che, abitato dal silenzio, si offre per una rinnovata ospitalità e dove sia possibile all'uomo di oggi, intossicato e stordito da un inquinamento esistenziale, che affatica anche il respiro, disintossicarsi fisicamente e spiritualmente. Rilanciare tutta l'importanza della valorizzazione di questo luogo, a partire dal nucleo della "nuova" foresteria: e questo, proprio nel pieno rispetto di quello spirito di ospitalità e di accoglienza promossa dalla Regola di San Benedetto (cap. LIII), secondo la quale «tutti gli ospiti che arrivano siano accolti come Cristo» e «a tutti sia reso l'onore dovuto», perché, osserva San Benedetto, riportando le parole di Cristo citate dall'evangelista Matteo, «ero forestiero e mi avete accolto».

Via Dei Signori 2 - 47822 Santarcangelo di Romagna (RN)
0541 626177 - www.laforesteriadelconvento.it

(Foto: © OfficineKairos.it - www.laforesteriadelconvento.it)

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