Morandi non ebbe mai un "atelier" nel senso pomposo del termine. Viveva e lavorava in una camera di media grandezza, una finestra della quale dava su un piccolo cortile ricoperto di verde che conosciamo da numerosi suoi quadri, che egli dipingeva per così dire furtivamente al riparo di questa finestra.

Il Museo Morandi di BolognaUna sala del Museo Morandi

Il Museo Morandi di Bologna, ospitato nel prestigioso Palazzo d'Accursio, cuore civile e culturale della città, ospita a sua volta la più ricca collezione di opere di Giorgio Morandi, in una dimensione espositiva ricca di momenti di approfondimento e di riflessione. Infatti le 250 opere di cui si compone oggi la raccolta (61 dipinti a olio dal 1910 al 1964, 18 acquerelli, 88 disegni, 79 acqueforti, 2 sculture e 2 lastre incise), sono esposte in spazi ampi e silenziosi ove si spande la luce morandiana, quella stessa luce attraverso cui l'artista ha saputo far vibrare la sua immagine assumendone le qualità di trasparenza dalle limpide atmosfere delle colline bolognesi. Il percorso espositivo è completato dalla rigorosa ricostruzione della camera-studio di Morandi con arredi, strumenti e modelli originali; da uno spazio raccolto ove sono proposte opere di maestri diversi provenienti dalla sua personale collezione d'arte antica; da alcune "stanze della memoria" che conservano altri suoi oggetti assai noti e ritratti familiari all'acquaforte; dalla biblioteca-archivio dove sono catalogati tutti i suoi volumi d'arte e di letteratura ed un vasto patrimonio di materiale storico documentario relativo alla sua opera ed alla sua personalità.
Morandi non ebbe mai un "atelier" nel senso pomposo del termine. Viveva e lavorava in una camera di media grandezza, una finestra della quale dava su un piccolo cortile ricoperto di verde che conosciamo da numerosi suoi quadri, che egli dipingeva per così dire furtivamente al riparo di questa finestra. Qui si trovava anche la sua brandina, un vecchio scrittoio e tavolo da disegno, una specie di libreria, il cavalletto e poi tutt'intorno su stretti scaffali l'arsenale, in attesa discreta, delle semplici cose che noi tutti conosciamo attraverso le sue nature morte: bottiglie, recipienti, vasi, brocche, utensili da cucina, scatole. Le aveva scovate chissà dove, per lo più da rigattieri, si era innamorato di ciascuna di esse e le aveva portate a casa una a una, per poi disporre in fila questi trovatelli quali suoi compagni di stanza - in via sperimentale e con grandi speranze. Qui si trovavano dunque i suoi modelli veri e propri: le cose nel loro isolamento silenzioso, gli interlocutori del suo incessante dialogo. Lo guardavano di notte al chiaro di luna; lo incuriosivano nel riflesso della luce dell'alba; nel corso della giornata, allorché vi prestava momentaneamente attenzione, sembravano muoversi e si ritiravano nella propria immobilità, come ragni che si fingono morti, quando dava loro soltanto un'occhiata di sfuggita, distratto dalle cure del giorno. Quanto più essi diventavano parte del suo mondo abituale, dimostrando il proprio diritto di cittadinanza attraverso un crescente strato di polvere, tanto più gli stavano a cuore.

Natura morta, 1951Natura morta, 1951

Tutto ciò sembrava molto ordinato, in un modo piuttosto piccolo-borghese, relativamente ordinato, infatti intorno, davanti e dietro al cavalletto vi era abbastanza spesso una traccia evidente di inquietudine e di caos. La scena, sulla quale comparivano i protagonisti scelti come interlocutori di un lungo dialogo, si trovava nell'ultimo ripiano, situato pressoché all'altezza degli occhi. Lì si trovavano queste cose scelte in tutta la loro imperturbabile solitudine; nelle mutevoli composizioni acquisivano una sconcertante personalità e cercavano anche di allacciare fra loro delle sottili relazioni dalle quali si costituiva pian piano, lentamente dalla loro prossimità, una compagine armonica. L'arrangiatore paziente era Morandi, che stava a vedere con dedizione e ansia estreme il lento formarsi della comparsa delle cose. Tutto ciò poteva durare dei giorni. Egli tornava continuamente davanti a questo piccolo teatro dell'autorealizzazione degli oggetti, li spostava qua e là (non senza aver prima contrassegnato esattamente la loro posizione sul piano d'appoggio, nell'eventualità che il loro spostamento dovesse rivelarsi un errore), le metteva un po' più avanti e un po' più indietro per modificare il tessuto delle distanze spaziali; anche nella loro disposizione in altezza egli ricercava i rapporti persuasivi offerti dalle cose, attivava anche gli impulsi dinamici insiti nella loro forma, dall'interazione dei quali si delineava infine l'arabesco ritmico che rendeva immutabile il loro accostamento.
Non esitava nemmeno ad abbigliarli di una veste colorata quando il sorgere di una frase cromatica lo rendeva necessario. Allora egli riempiva le sue bottiglie di tinture colorate o dipingeva le sue scatole e le sue brocche. Dietro questa piccola scena degli oggetti che rappresentavano sé stessi egli poneva anche un cartone provvisto di una cornice colorata che forniva alla disposizione piatta dei piani lo sfondo delimitante. Giunto a questo punto, Morandi si metteva a dipingere e trasponeva questa realtà, che egli aveva prefigurato con tanta cura, nella visualità del quadro, nella seconda, più comprensiva realtà.

La camera-studio di MorandiLa camera-studio di Morandi

È nel 1933 che l'artista e la sua famiglia si trasferiscono dal n° 34 al n° 36 di via Fondazza. Morandi sceglie per sé la stanza sul cortile, la più appartata e quella in cui la luce entra da sinistra attraverso la finestra che si apre sul giardinetto con l'aiuola e l'ulivo e sui tetti toccati dall'aria dei colli. In questa camera - studio l'artista trascorre le sue ore di riflessione, lavoro e riposo, in un dialogo ininterrotto con la sua realtà e le sue immagini. È un microcosmo a cui non manca nulla di ciò che lo interessa e che nella sua stremata semplicità diviene per lui il luogo dell'arte e la condizione indispensabile per la sua creazione. È assai poco noto come Morandi non ami viaggiare e privilegi per tutta la vita la frequentazione di pochi luoghi, ben conosciuti e scelti per la loro capacità di garantirgli quiete e concentrazione.
Ma la camera-studio di via Fondazza, così come le dimore di Grizzana - prima le stanze all'ultimo piano di Casa, la Villa dei pioppi magri, e poi al 1960 la villetta tanto normale ed anonima da divenire esemplare - vengono da Morandi prescelte anche per la qualità della luce e per il senso dello spazio che sanno suggerirgli. Se ciò in via Fondazza è sintomo di un'atmosfera segreta che Morandi coglie in tutto il centro di Bologna - nell'aula di incisione in Accademia, sotto i portici di Strada Maggiore, nello spazio circoscritto di bellezza del sagrato di S. Stefano - è l'asciuttezza della terra appenninica ad affascinare l'artista proprio in uno dei suoi angoli più scabri. Un servizio oggi indispensabile come la Bottega del Museo é a disposizione del pubblico, che può ugualmente usufruire di visite guidate su prenotazione e di particolari agevolazioni nella visita. Tutti i locali sono dotati di un sistema di climatizzazione e di accessi per i disabili.

Il Museo Morandi organizza rassegne dell'artista in Italia ed all'estero, realizza pubblicazioni monografiche. Presso la sua stessa sede propone mostre, ospita concerti ed incontri con personalità italiane e straniere della cultura e dell'arte. Oltre al Museo Morandi è visitabile anche la casa di Via Fondazza 36 dove l’artista trascorse tutta la vita assieme alle amate sorelle. Acquistata dal Comune di Bologna nel 1999, nel 2008 vengono avviati i lavori di allestimento museografico. Il percorso espositivo si divide in due zone: la parte sinistra della casa vede riprodotti alcuni ambienti dell’abitazione (studio, anticamera, ripostiglio) come dovevano apparire quando erano abitati da Morandi, e ripercorre la vita, la formazione, i rapporti familiari e di amicizia del maestro; quella a destra è destinata ad attività scientifiche e di ricerca, con la sala lettura e una sala polivalente per conferenze, incontri ed attività culturali.

Museo Morandi - Palazzo d'Accursio, piazza Maggiore 6, 40121 Bologna - 051 6496611 - www.mambo-bologna.org/museomorandi
Casa di Via Fondazza - via Fondazza 36, 40125 Bologna - 051 300150 - 051 6496611 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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