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Una delle più importanti raccolte italiane di arte dell'Otto-Novecento è il frutto della passione di un industriale emiliano che nel 1924 donò la collezione alla sua città facendo costruire a sue spese l'edificio per ospitarla.

Federico Zandomeneghi, Place d'Anvers (1880)Federico Zandomeneghi, Place d'Anvers (1880)

La personalità di Giuseppe Ricci Oddi, industriale e possidente piacentino con la passione per l'arte, è ancora oggi presente e ben percepibile percorrendo le sale della galleria che porta il suo nome, nel centro storico della città emiliana. Singolare figura di collezionista e mecenate, egli intorno al 1897 iniziò, quasi per caso, una raccolta di dipinti e sculture che, divenuta poi ragguardevole, decise di donare alla città nel 1924, facendo costruire a sue spese l'edificio atto ad ospitarla. Peraltro, Ricci Oddi acquistò opere d'arte anche successivamente, continuando a contribuire personalmente all'arricchimento della collezione, e nel suo testamento dispose di lasciare alla galleria tutto il denaro liquido, le azioni e i gioielli di famiglia per consentire anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1937, líintegrazione della raccolta.
Molti meriti quindi si conquistò Giuseppe Ricci Oddi, non ultimo quello di avere resistito alla tentazione di comprare compulsivamente, senza logica e senza un chiaro obiettivo. E davvero, ai nostri occhi la galleria è oggi una raccolta sorprendente e mirabile, che risponde a criteri di rara organicità e di coerenza che ne rendono la visita particolarmente stimolante. Innanzitutto, Ricci Oddi concentrò la sua attenzione verso la pittura figurativa, ritenuta superiore a tutte le altre differenti ricerche ed esperienze stilistiche. In secondo luogo, il periodo è esclusivamente quello dallíepoca romantica in poi, e gli artisti quasi solo italiani, oltre a pochi stranieri considerati per il loro influsso su di essi. Evidente è poi lo sforzo di mantenere un equilibrio, riguardo alla provenienza, fra le varie regioni italiane e fra i vari ambiti culturali.

La Galleria Ricci Oddi di PiacenzaLa Galleria Ricci Oddi di Piacenza

Dopo aver preso in considerazione, per qualche tempo, l'acquisto di un palazzo da destinare alla galleria, Ricci Oddi maturò, negli anni Venti, la decisione di farne costruire uno ex novo, purché il Comune di Piacenza mettesse a disposizione il terreno su cui edificarlo. Al progetto si accinse, gratuitamente, l'architetto piacentino Giulio Ulisse Arata, uno dei protagonisti del rinnovamento architettonico italiano del primo Novecento, attivo, oltre che nella sua città, a Napoli, Bologna e Milano dove, dopo essere stato l'artefice nei primi anni del secolo di interessanti edifici liberty, negli anni Trenta collaborò tra l'altro, alla costruzione del nuovo Ospedale di Niguarda. In realtà Arata non fece altro che assecondare un'idea che Ricci Oddi già da tempo vagheggiava. Si mise al lavoro in quello stesso 1924 e nellíanno seguente diede inizio ai lavori, che furono completati nel 1930. Il risultato è una costruzione dal nitido rigore geometrico: dopo l'ingresso, un vasto salone d'onore dà accesso a una galleria sulla quale si affacciano, da entrambi i lati, sei stanze. Al termine di questa si entra in un vano ottagonale da cui si aprono simmetricamente a raggiera, come petali di un fiore, le numerose altre sale, in un insieme di grande equilibrio e compattezza. Le opere vi sono disposte in maniera altrettanto composta e ordinata, seguendo un criterio perlopiù territoriale, assecondando l'idea, semplice e ovvia, che la provenienza influenzi lo stile e che l'accostamento di opere del medesimo ambito territoriale ne favorisca il confronto, il giudizio, il riconoscimento dei tratti essenziali. Vi sono dunque le sale degli artisti emiliani, toscani, liguri e piemontesi, lombardi, la sala dei piacentini, quella dei pittori dell'Italia meridionale, quella dei veneti e quella dei pittori stranieri. Altre sale invece sono dedicate a singoli artisti: Antonio Fontanesi, Stefano Bruzzi, Antonio Mancini, Vincenzo Irolli. Altre ancora accolgono opere di particolari movimenti o tendenze stilistiche: la sala degli orientalisti, degli scapigliati, del gruppo Novecento Italiano, del simbolismo.

Giacomo Grosso, Allo specchio (1914)Giacomo Grosso, Allo specchio (1914)

Innumerevoli gli artisti rappresentati, impossibile citarli tutti. La raccolta, di circa 900 opere non tutte esposte, comprende praticamente tutti i grandi nomi italiani del periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, presenti con una o più opere. Alcune sono capolavori assoluti: La colazione del mattino (1919) di Amedeo Bocchi, Ritratto all'aria aperta (1902) di Giacomo Grosso, La partenza del coscritto (1862) di Girolamo Induno, Amaro Calice (1865) di Tranquillo Cremona, la scultura Ecce puer (1906) di Medardo Rosso, Quiete (1921) di Felice Carena, il celebre Donne in barca (1934) di Felice Casorati, Vaso di fiori con pipa (1937) di Filippo De Pisis, l'eccezionale Piazza d'Anversa a Parigi (1880) di Federico Zandomeneghi sono solo alcune delle opere che più colpiscono il visitatore. Non mancano i grandi nomi della pittura macchiaiola: Giovanni Fattori, Giovanni Boldini (con il bel Ritratto di signora del 1880), Telemaco Signorini, Silvestro Lega. Nè mancano altri grandi protagonisti della pittura italiana del periodo, come Giuseppe Pellizza da Volpedo, Mosè Bianchi, Francesco Hayez (sua l'opera più antica esposta, il Ritratto d'uomo del 1834), Gaetano Previati, Giovanni Segantini, Daniele Ranzoni, Bruno Cassinari, Piero Marussig, Massimo Campigli, Giuseppe De Nittis, Michele Cascella e, sorprendentemente, Umberto Boccioni, unico futurista presente nella galleria, data l'antipatia di Ricci Oddi per le avanguardie. Da citare infine, tra gli scultori, Adolfo Wildt e Francesco Messina.

La collezione della Ricci Oddi testimonia di un'epoca, di un gusto, delle scelte lungimiranti di una certa èlite di una città di provincia. La galleria stessa è un documento storico, avendo nel corso degli anni mantenuto l'originale allestimento, dalle forti connotazioni didattiche, voluto dallo stesso donatore. E questo è un vero e proprio valore aggiunto, un caso esemplare ma purtroppo pressoché unico nel panorama museale italiano, una caratteristica che ne rende salda la fisionomia e che agevola e coinvolge anche il più distratto dei visitatori. Così, ci sembra, un museo dovrebbe essere. Per la Ricci Oddi, e per Piacenza, non è un piccolo merito.

Galleria Ricci Oddi - Via San Siro 13, 29100 Piacenza - 0523 320742 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.riccioddi.it

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