Recinto modernista: Sant Pau

Recinto modernista: Sant Pau

A Barcellona, Pau Gil i Serra (1816-1896), un ricco banchiere barcellonese che viveva a Parigi dall’età di diciassette anni, poco prima di morire, celibe e senza figli, ma con numerosi fratelli, decise di lasciare metà del ricavato della liquidazione della sua banca ai nipoti e metà alla costruzione dell’ospedale di Sant Pau per l’assistenza ai poveri di Barcellona. Al centro dello spiazzo prospicente il complesso ospedaliero non più attivo dal 2009, in mattoni rossi a vista, d’ispirazione neogotica e moresca, costituito da un corpo centrale composto da una doppia “V” che sembra “abbracciare” il visitatore e da diversi padiglioni dislocati in perfetta simmetria tra giardini punteggiati di alberi di arancio e di panchine, c’è il monumento degli scultori Eusebi Arnau e Frederic Marès dedicato a Pau Gil. Il mecenate catalano è raffigurato con baffoni, basette e una originale e folta barba di foggia ottocentesca, detta “burnside” e composta di due “fedine” che si aprono sul mento lasciandolo scoperto.

Ovunque, trasformate in originali decori interni ed esterni agli edifici, sono presenti le parole “Pau” e “Gil” o le iniziali “P” e “G.
Al contrario di quanto ci si aspetterebbe, cioè un lavoro svolto in economia perché rivolto agli “ultimi”, qui prevale l’aspetto della sontuosità, a cominciare dai volumi: grandi spazi ricoperti di volte, colonne e cupole fittamente decorate, scalinate scenografiche, stemmi araldici. Per non parlare dalla statuaria, sia interna agli edifici sia esterna, gremita di figure positive, angeliche e mitologiche, ma anche di gargolle di aspetto grottesco, benché non particolarmente spaventose, che rappresentavano la malattia da sconfiggere. Il tutto è colorato di mosaici, di maioliche scintillanti e di grandi vetrate policrome ed è rischiarato la sera da meravigliose lampade in ferro battuto. L’architettura e l’artigianato hanno lavorato a braccetto per creare uno scenario sorprendente, ricco di dettagli assurti alla dignità dell’arte.
Del resto, Pau Gil aveva la ferma convinzione che vedere elementi decorativi gioiosi, tratti dal mondo della natura, dall’universo mitologico o religioso, potesse contribuire alla guarigione dei pazienti.
Emblematica, in un bassorilievo della sala principale, è la figura di san Giorgio, patrono della Catalogna, che a cavallo insieme con la principessa trafigge con la sua spada il drago, simbolo della malattia: dal sangue del drago nascerà un roseto. E le rose sono l’elemento dominante dei numerosi padiglioni.
Siamo in pieno Modernismo, che è la declinazione catalana del nostro Liberty. Non solo, per l’epoca Sant Pau rappresentava il fiore all’occhiello della modernità in campo medico e salutistico. Per tutto questo nel 1997 il sito è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. E nel 2009, con lo spostamento dell’ospedale vero e proprio, che aveva quasi ottanta anni di attività, in edifici di nuova costruzione nell’area retrostante il complesso, sono iniziati i lavori di restauro e di valorizzazione, che continuano tutt’ora per riportare ogni padiglione all’antico splendore. La costruzione dell’ospedale dedicato a sant Pau, cioè a san Paolo, come richiesto da Pau Gil, fu affidata dal mecenate stesso all’architetto Lluís Domènech i Montaner (1850-1923), autore del Palazzo della Musica Catalana di Barcellona, riconosciuto anch’esso, unitamente all’ospedale, Patrimonio dell’Umanità nel 1997.

L’ospedale di Sant Pau è in collegamento visivo con la Sagrada Familia di Antoni Gaudí (1852-1925), che si staglia a poca distanza, raccordato da una passeggiata, l’avinguda de Gaudí, segnalata sul selciato da formelle rotonde con un fiore stilizzato e la scritta “Ruta del Modernisme”. Sant Pau si trova nel distretto barcellonese di Guinardò, un quartiere con ampi viali alberati e piste ciclabili, ma all’epoca della sua edificazione, avviata nel 1902, e terminata nel 1930 dal figlio di Lluís, Pere Domènech Roura, era circondato di campi, ben lontano dalla città per motivi di sicurezza, cioè distante dal Raval, nella Città Vecchia, in cui nel 1887 era andato lesionato in un incendio l’ospedale della Santa Croce, risalente al 1401 e già summa di sei ospedali medievali precedenti, che sarebbe confluito nel progetto.
In poco tempo la città ebbe un’espansione enorme, favorita dalla crescita demografica: la ricca borghesia locale diede vita alla cosiddetta “Rinascenza catalana” anche facendosi artefice della creazione di nuovi quartieri.

Seguendo i dettami dell’igienismo in voga in Europa tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, l’ospedale fu costruito da Domènech spostato di quarantacinque gradi rispetto all’orientamento stradale, perché questo avrebbe consentito ai malati di beneficiare quanto più possibile dell’aria proveniente dal mare. Il ricambio dell’aria per le teorie igieniste era indispensabile, al punto che, almeno secondo i piani dell’architetto, a ogni letto doveva corrispondere una finestra. Le grandi stanze dai soffitti e dalle pareti ricoperti di maioliche che riprendevano i colori di un giardino e di una volta celeste davano al paziente una visione gradevole anche nella forzata immobilità della malattia. Per facilitare la pulizia erano stati aboliti gli spigoli vivi perfino tra il pavimento e le pareti. Senza contare che i padiglioni erano circondati da giardini in cui passeggiare e sostare durante la convalescenza.
Le aree di servizio di questa “città-giardino” erano separate per ridurre al minimo i contagi: i diversi padiglioni, infatti, erano collegati da una rete di tunnel sotterranei ampi e luminosi, che andavano a costituire un immenso piano interrato, utilissimo anche per raddoppiare lo spazio e decongestionare l’area soprastante. Dell’ambizioso progetto originario, che prevedeva quarantotto padiglioni, furono costruiti il corpo centrale e ventisette padiglioni, ognuno dedicato alla Vergine Maria, come Nostra Signora del Carmine o della Mercede, oppure a un santo, come san Giorgio o sant’Apollonia.

Il corpo centrale era stato costruito in appena cinque anni, dal 1905 al 1910, ed era comprensivo di una biblioteca, adesso adibita a centro congressi e decorata da una copia della cupola in mosaico della chiesa di San Geronimo a Toledo. Occupato originariamente dall’amministrazione ospedaliera, in questi ultimi anni questo corpo centrale è sede prestigiosa di uffici di pubblica utilità. I padiglioni, dei quali quelli di destra erano riservati agli uomini e quelli di sinistra alle donne, erano dedicati ciascuno a una differente malattia. All’epoca erano diffuse malattie infettive, come la contagiosa e mortale tubercolosi, difficili da debellare se calcoliamo che gli antibiotici cominciarono a essere usati in modo massiccio dagli americani solo a partire dai primi anni Quaranta, durante la Seconda guerra mondiale. Poi c’erano la farmacia e la cucina, tenute ben distinte, sempre per motivi igienici, e separate dalla chiesa centrale.
Il blocco operatorio circolare, visitabile, circondato per metà da vetri in corrispondenza con l’esterno, aveva una posizione centrale tra i padiglioni: in freddo marmo, vi si potevano eseguire due interventi per volta; la sala operatoria è l’unica posta in modo da rimanere occultata al sole per tenere lontano il calore laddove non era necessario. Anche alcuni padiglioni sono visitabili: in quello intitolato a Sant Salvador si può approfondire la figura dell’architetto Lluís Domènech i Montaner e presenta un Museo della medicina con la storia dell’ospedale, alcuni strumenti diagnostici e quelli che si usavano negli interventi, mentre in quello intitolato a Sant Rafael, in origine destinato al reparto ortopedico, si può vedere com’era un padiglione negli anni Trenta con gli arredi d’epoca.

Testi e foto Stefania Nigretti
Foto @debbisannaimages


Info
Da novembre a marzo:
Da lunedì a sabato: dalle 09:30 alle 16.30.
Domenica e festivi: dalle 09:30 alle 14.30.
Da aprile a ottobre:
Da lunedì a sabato: dalle 09:30 alle 18.30.
Domenica e festivi: dalle 09:30 alle 14.30.

Visita guidata
Da lunedì a domenica:
Spagnolo: 12:00.
Inglese: 10:30.
Francese: 11:00 (solo nei weekend).
Catalano: 12:30 (da venerdì a domenica e festivi).

Prezzo
Visita libera
Adulti: 14€.
Dai 16 ai 29 anni e over 65: 9,80€.
Minori di 16 anni: ingresso gratuito.

Trasporto
Metro: Sant Pau - Dos de Maig, linea 5; Guinardó - Hospital de Sant Pau, linea 4.
Autobus: linee 15, 19, 20, 45, 47 e 92.

Luoghi  di interesse nei pressi
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Torre Agbar (1.6 km)
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